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Marco Catani (Carpacho), un inedito

Dicembre 31, 2008

Scrivo questo post come forse lo scriverebbe un loro più caro amico.

C’era un gruppo, a Roma, fino al giugno dell’anno scorso. Questo gruppo si chiamava Carpacho e suonava canzoni pop sfaccettate, brillanti, tenere e molto orecchiabili, scritte dal frontman. Quello che poi è andato in giro per il mondo, tipo a Londra, e magari si è rimesso anche a “fare cose” che ancora non conosciamo. I Carpacho sono -non unici- in incredibile credito con la popolarità, i riconoscimenti, i riscontri da un Paese che continua a mandare a Sanremo i suoi Povia e a regalare ribalte alternative a gente con un decimo del talento di Marco Catani.

Stanotte Marco mi ha inviato questa canzone “del 2006 o 2007, triste come la morte e per questo accantonata”. E’ un demo realizzato in venti minuti, porta il titolo di Winter e al suo autore piace poiché “piena di errori e stonature, molto vera”. A me invece parla per via di un testo in cui ritrovarsi, molto vero sì, oltre che di alcune delle tipiche atmosfere musicali delle quali dirmi orfano. Avuta conferma di vento a favore, tolgo gli ormeggi e la pubblico, nella speranza che tra poche ore, quando sarà già 2009, le vicende al momento sbagliate percorrano la strada giusta.

Marco Catani (Carpacho) – “Winter

Flap, ritorno con Matteite

Dicembre 30, 2008

A febbraio gli euganei postrockers Flap escono con il nuovo disco “Trees are talking while birds are singing” per la propria label In The Bottle Records e per Matteite Records, distribuito in Italia da Venus. Nell’album collaborano Matteo Dainese (Dejligt, fondatore di Matteite Records, ex batterista Ulan Bator, Here, Meathead ora con Il Moro e il Quasi Biondo) nel brano Alice e Tiziano Sgarbi (Bob Corn, Fooltribe) in Férmo2.

La copertina è stata curata come al solito da Paolo Moretti (Littlebrown, Madcap Collective) ed il disco è stato registrato da Max Stirner al Natural HeadQuarter di Ferrara, come i precedenti.

Lo si potrà avere via mail o ai concerti al prezzo di 10 € -già da gennaio, il 4 all’Ungawa di Bergantino nel Polesine assieme a Il Moro e il Quasi Biondo- o da febbraio nei negozi a 12 €.

SUPERPARTNER

Dicembre 29, 2008

Pop. And jelly. The whole ten songs inside “Love hotel”, debut album by this Southern band, are instantly out of time and space: you can consider them either as written during the 60s French-speaking girly scene, or settled in the 90s beside Cardigans, Delgados and Broadcast, with few Italian references. Maybe Francesco Lanferdini hasn’t reached his best as an author yet, nevertheless these tracks sound already catchy, pink, green and international: just try and think about Sweden’s Irene.

MP3: “Song for Sarah

WEBSITEMYSPACE
CD Love hotel (Pippola Music 2008)

DISTRIBUTION Audioglobe (but also in Philippines and Japan with Universal)

BOOKING Organetta

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA

Dicembre 29, 2008

Unanimously considered Italian big newcome in 2008, young Vasco Brondi is a rock songwriter who gets his spirit from both old music tales (Massimo Volume, CCCP, Piero Ciampi, Rino Gaetano) and writers as Tondelli, Pazienza, Bukowski, Fante. Le Luci’s lyrics (his name means: “Power Station’s Spotlights”) are rough and straight, thay speak about precariousness and industrial suburbs in years 2K, while the sound is minimal, just a couple of guitars supporting Vasco’s lucid and visionary screams.

MP3: “Per combattere l’acne

WEBSITEMYSPACE

CD Canzoni da spiaggia deturpata (La Tempesta 2008)

DISTRIBUTION Venus
BOOKING Locusta

Romagna, folk e superiorità

Dicembre 28, 2008

Giusto un anno fa si magnificavano le doti della provincia italiana anche in fatto di produzioni indipendenti: le varie Brescia, Verona, Parma, Genova e Udine stazzavano alla testa di un movimento sempre più delocalizzato, a fronte del declino / della mancata ascesa dei capoluoghi maggiori (salvo Torino votata all’elettronica), con Bologna in apparente disinteresse rispetto alla fulgida stagione precedente, Roma che fatica ancora ad essere in questo senso una capitale di livello europeo, e Milano che abbaglia con i fari a nascondere una sostanza importata.

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12×12, la guida all’indie campano

Dicembre 28, 2008

12×12” è la prima agenda delle arti contemporanee campane, quest’anno dedicata alla musica: un progetto editoriale della Phoebus Edizioni, che nell’arco di dodici anni intende approfondire altrettante discipline artistiche.
All’interno dell’agenda -acquistabile in libreria- si trovano le biografie di dodici band campane ed un elenco dettagliato dei festival, delle etichette, dei locali e dei centri sociali, delle agenzie, delle riviste, delle radio e dei negozi di musica del territorio campano.

My Dear Killer regala “Bella ciao”

Dicembre 27, 2008

L’alfiere di casa Boring Machines persegue nella sua tradizione natalistica (una cover di musica popolare italiana in free download ogni anno) mettendo a disposizione nel sito di Under My Bed il suo rifacimento di Bella ciao. Il brano è stato registrato a Parigi, lo stesso Stefano Santabarbara ne descrive così le motivazioni: “Il crescente disgusto per una società di uomini mezzi surrogati, vacui e finti, plasticati e abbronzati, costruiti con tre facce, frivoli inconsistenti e servili, sciocchi e insensibili, porta a quest’omaggio a persone che avevano dei valori e ponevano la propria vita a rischio per poterli affermare. Ricordandosi che la battaglia non è mai veramente finita del tutto”.

L’hip hop bresciano si presenta

Dicembre 25, 2008

Per Natale l’hip hop bresciano vi regala Made in Brescia Vol.1 in free download: 36 artisti, 14 producer e 6 studi di registrazione impegnati, il tutto ad opera di Dj Beat. Per scaricare il prodotto: D-Stretto.

Unità di produzione

Dicembre 23, 2008

Ormai vi abituo alle premesse. Ho amato alla follia “CRX” dei Casino Royale (“il più bel disco del 2006 fatto nel 1996″, disse mi pare Renzo, a fronte del loro ultimo disco, così ’93) ma da nichilista non speranzoso mai ho creduto fino in fondo allo storico inciso “ogni stop è solo un altro start”. Da queste parti il milanesissimo concetto di “chance” in luogo di una pragmatica, welfaristica “certezza” non ha mai attecchito. Quindi, dal recente giorno della mia tardiva uscita da EPolis (la catena di quotidiani free che mi deve circa 8mila euro non pagando le collaborazioni fin dal luglio 2007), non si sarebbe potuto parlare di salto nel vuoto solo perché già vi ero dentro.

Imparai a leggere a tre anni, grazie alle lettere magnetiche e alla sterminata libreria di casa, ma non escludo di aver blandamente compulsato anche l’austero font di quel giornale quotidiano che mia madre andava a distribuire la domenica nelle frazioni di campagna, ai pochi lettori sicuri stanziati da quelle parti. Lo stesso giornale che trovavo dispiegato sopra i tavoli nella sezione del partito in calle Padovani, affisso alla bacheca in piazza, sotto il braccio dello zio ogni qualvolta nei sabati di settembre si andava in Emilia ad ascoltare il comizio di un mio celebre omonimo. Il quale omonimo, va da sé, mi prese in braccio e autografò proprio uno di quei fogli all’inaugurazione di una sede nel Polesine, il 1° maggio 1984: un mese dopo lui non ci sarebbe stato più e oggi qualcuno ancora ne parla con rimpianto.

In età più avanzata, L’Unità comparve sempre più spesso nella nuova casa, in virtù del restyling che la portò a sdoppiarsi, a regalare figurine e vhs, ad ospitare firme illustri con cui trovarsi d’accordo sulla impervia strada che aveva preso il Paese. Qualche scricchiolio quando la riga sotto la testata diventò blu, come al tempo del congresso ’95 che sancì il pappaeciccia con gli avvocati e Berlusconi applaudito dai delegati del Pds; ma anche l’appuntamento quotidiano con il meteorologico Michele Serra, “dov’è Wally?” e le copie storiche da incorniciare e archiviare. Fino a quando, per un po’, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 sparì dalle edicole a seguito di una crisi economica interna, per pubblicare simbolicamente sul web: da lì la risalita, con Furio Colombo, Antonio Padellaro, e ora Concita De Gregorio, Daniela Amenta, Renato Soru e un nuovo format(o), pure disegnato da Sergio Juan di Cases a Barcellona.

Quando mio padre -con cui mai ho vissuto e del quale non porto il cognome- venne a mancare nel 2002, appresi da mia madre, già artefice di “diffusione domenicale straordinaria” (si diceva così, lo ricorderà Max Collini degli Offlaga) in gioventù, che gli adesivi STAMPA collocati sulle sue sempre più recenti Peugeot erano dovute all’aver fatto da corrispondente per la medesima pubblicazione, prima di occuparsi specificamente di politica della pesca. E dalla sua eredità ricavai le copie che nel 1964 scandirono l’agonia di Togliatti, ora accostate ai tragici fatti padovani di vent’anni più tardi.

Se la formazione di una persona passa anche dalle letture, dagli orientamenti, dalla pratica quotidiana con l’informazione e le opinioni, certo si può dire che l’Enrico o l’enver che conoscete derivi anche da quelle stagioni di abbrivio infantile a una politica ingessata, di pubbliche manifestazioni tardoadolescenziali, dall’aggrapparsi alle pagine in momenti di forte disincanto per chi quelle pagine continuava a finanziare.

Ecco solo alcuni dei perché della mia commozione odierna, quando a pagina 3 dell’Unità, accanto alle firme prestigiose di Marco Travaglio e Sergio Staino, compare la mia di carneade, intenta ad ottenere risposte da Vasco Brondi / Le Luci della Centrale Elettrica. Non credo tale stato di beato autocompiacimento verrà meno col proseguire dell’esperienza, in quella o altre pagine interne, nè se la mia vicenda professionale di attuale freelance compirà un’escalation (sono prossimo all’età della pensione senza averla mai maturata…) verso qualcosa di più “fisso” e seriale: dimostrare ogni volta di esserne all’altezza, di ripagare la fiducia e di non “scomparire” dirimpetto alle firme di chi mi accompagna nella pagina, sono gli imperativi categorici per restare in quello che se non è un punto d’arrivo è sicuramente una grandissima gratificazione morale. Per intanto, grazie ai colleghi redattori di EPolis che mi sono sempre stati molto vicini, e soprattutto GRAZIE L’UNITA’ che mi ha accolto!

Amari, i loro remix in free download

Dicembre 23, 2008

Regalo di Natale in casa Riotmaker. Reduce dal successo del party alla fiera di Udine, e alle viste del tradizionale San Silvestro sotto le motoseghe incrociate, la compagine farraginosa dona una congerie di remix accumulatisi nel tempo: Amari Night Members al lavoro su brani di altri artisti del panorama indipendente italiano. Per scaricarli gratis questo è il link, ora la tracklist:

[01] Diderot – My Awesome Mixtape
Mixed by Bot (Crookers) at Crookers Studio
[02] Blow in-cart generation – Atari
Mixed by Enrico Berto at Mushroom
[03] Things to do today – Disco Drive
Mixed by Bot (Crookers) at Crookers Studio
[04] Cardigan – Funkabit
Mixed by Francesco “French” Brini & Michele Perriello at Mozzarella
[05] Fear of you – Gonzo 48k
Mixed by Enrico Berto at Mushroom
[06] Ti faccio causa (ed effetto) – Carnifull Trio
Mixed by Enrico Berto at Mushroom
[07] Sms alla madonna – Dargen d’Amico
Mixed by Enrico Berto at Mushroom
[08] Summerdrip – Settlefish
Mixed by Bot (Crookers) at Crookers Studio
[09] l’unica cosa – Marta sui tubi
Mixed by Enrico Berto at Mushroom
[10] Carenza di basso – Useless Wooden Toys
Mixed by Enrico Berto at Mushroom

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All additional production made by Amari Night Members Club
Mastered by Shawn Hatfield @ Audibles Oddities – San Francisco

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