Suona in Spagna con il MEI
Giugno 30, 2009
Suona al Monkey Week con il Mei!!!
9 – 12 ottobre 2009
El Puerto de Santa Maria
Monkey Week è una esperienza multidisciplinare, con la musica al suo epicentro, che riunisce l’industria della musica, i professionisti e appassionati in generale. Si svolge annualmente in Spagna a El Puerto de Santa Maria.
Il Mei – Meeting degli Indipendenti, sarà presente a Music Week con un proprio stand, ed offre la possibilità a due gruppi di volare in Spagna ed esibirsi durante i giorni della Manifestazione. Per partecipare alla selezione, dovete inviare, entro sabato 4 luglio, i brani in formato .mp3 a segreteria@audiocoop.it e segnalare il vostro indirizzo MySpace. Non è previsto un rimborso spese per il viaggio nè un cachet per l’esibizione; l’alloggio invece verrà garantito.
Label italiana per lo split di due Hefner
Giugno 30, 2009
Uscirà domani 1 luglio lo split 7″ fra Darren Hayman, voce degli Hefner, e il suo ex chitarrista Ant (Anthony Harding, già transitato in Homesleep qualche anno fa). Le due canzoni, The bands that don’t reform per Hayman -titolo che già da solo gli vale la massima stima- e A soft place di Ant sono state prodotte dalla minuscola etichetta bolognese Black Kitten Records, e stampate in 500 copie numerate.
“Sono passati due anni” dicono Aurelio ed Elena “dalla nostra prima uscita. (un altro split, fra gli svedesi Detektivbyran ed Hemstad, ndr). Due anni durante i quali abbiamo ascoltato un sacco di musica, ci siamo innamorati di un sacco di artisti, abbiamo comprato un sacco di vinili e cd; due anni in cui abbiamo immaginato cosa avremmo voluto fosse la nostra seconda uscita, e ci siamo dati da fare per realizzarla. E’ stato più complicato del previsto – qualche difficoltà tecnica e una manciata di sfortuna hanno causato un po’ di ritardi – ma finalmente eccoci di nuovo qua: ci è voluto un sacco di tempo, ma ne è valsa la pena.”
Concorso: canzoni nelle lingue minoritarie
Giugno 30, 2009
L’ARLeF (Agenzia Regionale per la Lingua Friulana) in collaborazione col progetto SUNS promuovono la prima edizione di SUNS, concorso per canzoni nelle lingue minoritarie dello stato italiano e dell’arco alpino.
Sono ammesse a partecipare le minoranze linguistiche storiche dell’arco alpino e del territorio italiano qui di seguito riportate:
AUSTRIA: (Romanì, Croato, Sloveno, Ungherese, Ceco, Slovacco)
ITALIA: (Sardo, Friulano, Tedesco, Albanese, Franco/provenzale, Romanì, Occitano,
Sloveno, Ladino, Catalano, Croato, Greco)
SLOVENIA: (Ungherese, Romanì, Italiano, Tedesco, Albanese, Macedone)
SVIZZERA: (Romancio)
I testi e le musiche presentati devono essere di nuova composizione e quindi non appartenenti al repertorio tradizionale delle rispettive minoranze etnico-linguistiche.
Per partecipare è necessario inviare una sola canzone su supporto CD audio e il relativo testo tradotto in inglese unitamente al bando debitamente compilato scaricabile sul sito www.ondefurlane.eu entro e non oltre il primo agosto 2009.
Una giuria internazionale qualificata selezionerà da 6 a 8 canzoni che avranno accesso alla fase finale che si terrà a Udine i prossimi 11 e 12 settembre 2009.
Il primo e secondo classificato accederanno di diritto al Liet International, il più importante concorso per canzoni nelle lingue minoritarie europee, che si terrà il prossimo 31 ottobre a Leeuwarden in Frisia (Paesi Bassi).
L’organizzazione si farà carico delle spese sostenute per partecipare alla fase finale, tuttavia i partecipanti sono invitati a cercare un supporto economico presso le apposite sedi istituzionali della propria regione, al fine di creare un tessuto collaborativo in grado di fornire delle prospettive di partnership interregionale ed europea.
L’indirizzo al quale spedire i CD è:
RADIO ONDE FURLANE
Via Volturno 29
33100 UDINE
ITALY
Per ulteriori informazioni
premifriul@ondefurlane.eu
Tel 0432/530614
Mixtape street-surf-hiphop in Sardegna
Giugno 30, 2009
_PITBULL ( Sassari )
X-Mary, concerto in free download
Giugno 30, 2009
Dal proprio blog i quattro di San Colombano mettono in libero scarico la registrazione di un intero concerto, quello tenutosi al Museo del Brigantaggio di Itri (Latina) lo scorso 29 marzo, opportunamente ripulita nei suoni. Il live dura 45 minuti e nella pagina potete trovare anche la scaletta.
X-Mary e Camillas suoneranno assieme venerdì sera, 3 luglio, al Tagofest 5 di Massa: nella circostanza i due pesaresi presenteranno il nuovo disco “Le politiche del prato”…
Eat The Rabbit, free download electropunk
Giugno 30, 2009
Il duo genovese di Que Suerte Records ha deciso di mettere online il proprio nuovo lavoro, in free download.
17 luglio, torna Lou Fai a Verona
Giugno 29, 2009
Estate, tempo di Casetta Lou Fai: il primo concerto numerato 3.1 nella piccola venue privata veronese, oggetto di culto a partire dalla primavera nella passata stagione musicale, è in programma per venerdì 17 luglio con una line up giovane e promettente. Apriranno due band scaligere, gli esordienti Montagues dalle radici indie versante Strokes/Franz Ferdinand, che lasceranno spazio ai concittadini Camerastilo, impegnati nella presentazione della propria fatica registrata da Michele Nicoli (Canadians, Sciarada, Soundtrack of your Acoustic Summer), infine il lanciatissimo Maolo Torreggiani nella sua versione klez-hop Quakers And Mormons.
Per partecipare, contattare Anita all’indirizzo verdeanita@gmail.com che fornirà l’indirizzo, e raccomanderà di portare con sé i bicchieri! Per i locals, consigliato l’arrivo in bicicletta.
E’ in dirittura d’arrivo anche la prima compilation firmata Lou Fai, contenente brani dalle band che vi si sono finora esibite, con più di un inedito: la selezione sarà scaricabile in anteprima da Italian Embassy a partire dal 6 luglio prossimo.
Green Like July, report da Omaha
Giugno 29, 2009
Circa un anno fa allo splendido festival Welcome To The Jingle in Piacenza, Andrea Poggio cantante e chitarrista dei pavesi Green Like July mi fa la confidenza: “Sai, andremo a registrare a Omaha, in studio con gente dei Neva Dinova che suona anche con Bright Eyes…” insomma, la Saddle Creek e ciò che ci gira attorno, scusate se è poco… Non per Italian Embassy, che ancora non era nata e già si faceva promettere un reportage dal cuore del folkpop.
Ai lettori quindi le parole di Andrea dopo il ritorno dal Nebraska, da protagonista in prima persona assieme a Nicola Crivelli (basso, anche nei News For Lulu) e Paolo Merlini (batteria). Piccola legenda: Mike è Mike Mogis, produttore, tecnico del suono e pluristrumentista in pianta stabile nell’organico di Bright Eyes. AJ è suo fratello, contitolare dello studio Presto! Recording, mentre Jake è Jake Bellows, cantante dei Neva Dinova che ha partecipato alle sessions di registrazione con alcuni featuring. Read more
Penisola deserta / Simone Madrau
Giugno 29, 2009
Simone Madrau cura il blog eMpTV, in qualità di membro dell’associazione genovese Disorder Drama, scrive su Compost e gestisce la piattaforma podcast dell’associazione.
Ecco qua. Che parto sceglierne solo dieci. Prossimo viaggio, altro che dischi: iPod da 30 giga almeno. Scelte assolutamente di cuore e non di testa, le mie: sull’isola ci vado da solo e non voglio pentirmi di nulla. Anche per questo me la sono bossata e nel doppio fondo del mio bagaglio ho messo altri tre titoli (che, onde contravvenire troppo al regolamento, mi limito a citare): Father Murphy, “And He Told Us To Turn To The Sun”; Port-Royal, “Flares”; Populous, “Queue For Love”. Per ragioni di spazio dovrò quindi lasciare a casa le ciabatte, ma tanto avrei dimenticato di prenderle (come al solito).
EX-OTAGO – “Tanti saluti”
Il secondo Ex-Otago esce in un’estate di cambiamenti, la mia in quel 2007, e rappresenta tutte le persone incontrate in quel periodo e la serie di cose scaturite da quegli incontri. Tanto basterebbe a giustificarne la presenza in una playlist davvero mia. Dopodiché, a prescindere dal mio vissuto, sento comunque molto della mia città in questo disco: nei cori urlati di Pernazza avverto l’orgoglio e l’urgenza di dire: ‘sveglia, siamo qui’, e nelle tastierine di Amato The Greengrocer non ritrovo solo il titolare della canzone ma anche un motorino che corre lungo la riviera, la mia riviera, sotto il sole, il mio sole. La Genova degli Otaghi è una città che si libera dei suoi mugugni e per una volta, lauperianamente, just wants to have fun. Così come vorrebbe fare il gruppo stesso, perennemente all’inseguimento di quella spensieratezza che anche quando lascia spazio alla malinconia (Sasha) è sempre un viversi le cose al 100%.
GIARDINI DI MIRO’ – “Rise and fall of academic drifting”
Scoperto in realtà tardi, ovvero dopo “Punk… not diet!”, l’esordio su album dei Giardini di Mirò è qui più che altro in rappresentanza di una carriera. Dice che i Giardini sono bravi ad andare dove tira il vento: post-rock, indietronica… A me pare piuttosto che giochino il ruolo di quelli che, volenti o nolenti, segnano il tempo reinterpretando meglio di tutti le tendenze della musica indipendente di oggi e imponendole a un pubblico più vasto in virtù di una personalità maggiore e una scrittura che sa dove colpire. Se Jukka fosse Agnelli e gli 00 fossero i 90, avremmo qualcosa da sbandierare in classifica. Invece i piedi rimangono ancorati a terra e, Girolami told us, Jukka continua a lavorare. Alla faccia delle droghe leggere e dei sold-out al Circolo.
HIPURFORDERAI – “La peggior mezz’ora della vostra vita”
Per raccontare Hipurforderai e i motivi del suo cagare in testa a qualsiasi ‘etica 2.0′ della scena indipendente italiana, basta dire questo: i Camillas sul palco del Mi Ami urlavano il suo nome a una folla che non capiva. Ma che esultava ugualmente.
K.C. MILIAN – “Season/Repeat”
Gulli e soci sono stati per certi versi uno starting point di molta Genova sbucata nella seconda metà di questo decennio, e dunque in questa mia scelta si considerino inclusi anche molti amici post-rockers oggi in attività. Ancor più dell’album su Holidays mi viene da preferire questo EP uscito ai tempi per la beneamata Marsiglia Records ed oggi esauritissimo. Non post-rock di scuola Explosions si tratta, casomai gli Slint o i Mogwai quando erano ancora un giovane team. Sono arrivato tardi per vederli dal vivo, eppure ugualmente mi mancano.
LO-FI SUCKS! – “Temporary burn-out”
Poi la smetto con Genova, promesso. Ma non posso non citare questa band e questo disco, acquistato durante uno showcase alla Fnac: il mio primo concerto di una band genovese fu come guardare gli alieni, un’Anomalia con la A maiuscola per la mia ignorantissima percezione della città a quei tempi. Qualche mese dopo li ritrovai al Goa Boa, in un caldissimo pomeriggio di luglio: quando finalmente si levò un soffio di vento la canzone era No place like home, il momento di quelli che vorresti non finissero mai, il ricordo tra i più vividi di quegli anni.
MOROSE – “On the back of each day”
Per quanto il disco uscito quest’anno potrebbe anche finire con l’essere migliore. Fatto sta che “On the back of each day” è già storicizzato e dunque vado sul sicuro. Mal cagati da tutti e da sempre, gli spezzini già da qualche anno scrivono alcune tra le mie colonne sonore preferite. Scarne, spoglie, desolanti; ma dominate da un gusto per suoni e arrangiamenti che se fossi un musicista passerei i giorni a invidiare.
OFFLAGA DISCO PAX – “Socialismo tascabile (Prove tecniche di trasmissione)”
Il primo mp3 è una Cinnamon dal vivo che mi lascia indifferente, poi l’acquisto del disco originale a scatola chiusa dopo tanto sentirne parlare. E il mattino dopo, in un contesto apocalittico come quello di un autobus che corre giù da Avegno alle 5 del mattino verso il mio posto di lavoro, ritrovarmi a soffocare le risate in mezzo a branchi di nerboruti operai addormentati: tutto per merito di quel ‘suo figlio, signora, ha la faccia come il culo’ esploso a sorpresa nelle mie cuffie. Ognuno ha i suoi aneddoti su questo disco, e meglio farebbe a parlare di questi invece di lanciarsi in retorica dell’ultima ora. Tanto la Storia ha già decretato.
SATAN IS MY BROTHER – “Satan is my brother”
Quanto ci ha visto giusto Onga con questi? Ci vede giusto pressochè sempre, ma pubblicando questa banda di ambientalisti/freejazzisti che rivedono nella Milano-Torino le strade perdute di Lynch, è come se mi avesse dato una pacca sulla spalla. E una pacca sulla spalla di Onga si sente.
STOP THE WHEEL – “Morning”
Un acquisto messo a segno al mio primo Tago Fest su assist di Hipurforderai con approvazione dalla panchina di un certo Mazzola e padre Murphy sugli spalti a benedire. Credits più che dovuti, siccome di dischi voce e chitarra ne ho sentiti tantissimi ma nel genere per me questo è il top uscito in Italia nell’arco degli ultimi dieci anni, con buona pace dei vari Dente e Brondi. Perchè proprio questo, mi chiedo, e mi dico: sarà che non ha mezza caduta di tono, sarà che è un disco ‘pulito’, di canzoni ‘quadrate’, ‘pop’ al di là delle sue evidenti radici ‘indie’ e pur tuttavia nemmeno lontanamente ‘frocio’… Ma non c’è tag che mi convinca, per cui ripiegherò su un sanissimo ‘sti cazzi’ e continuerò a spingere a destra e a manca questo gioiellino eternally underrated.
UOCHI TOKI – “Libro audio”
Come per i Giardini ma al contrario, essendo l’ultimo lavoro in ordine di tempo, chiamo “Libro audio” a sintetizzare una carriera di spoken-word mascherato da hip-hop (vogliamo dire ‘avant’?), che le rime vere e proprie sono poche come poche sono le attinenze con i cliché del genere. Come sopra: ‘sti cazzi’, almeno finchè Napo compensa la forma con i contenuti egregiamente come sta facendo: tipico caso in cui si può essere d’accordo o meno, ma si rimane ugualmente colpiti. “Libro audio” come i precedenti e forse ancor di più essendo meglio prodotto, si riascolta a nastro: la scusa è che un simile diluvio di parole non può essere assimilato dopo un solo ascolto, la verità è che si prova gusto a riascoltarlo. Semplicemente. Uochi Toki raccontano storie come nel genere nessuno faceva da tempo. Il ragazzo a volte va giù pesante e questo ha irritato alcuni, tra cui certi esponenti di quella scena ‘indie’ che oggi in Italia significa tanto Harshcore quanto Amari e in cui dunque anche Uochi Toki potrebbero campeggiare. Per questo motivo, anche quando li vedo affiancati a nomi di pregio in qualche cartellone, mi sembrano fuori posto. Ma siccome non c’è due senza tRe, ‘sti cazzi’. Che un duo simile trovi consensi di pubblico è un fatto interessante in ogni caso: agli anni ’10 stabilire se sia questo un paradosso o il primo sintomo di una naturale evoluzione delle cose.
Che tristezza: chiude My Honey Records
Giugno 29, 2009
Attorno alle 23 di ieri, assorti chi nella contemplazione online del live dei Blur a Glastonbury chi altri -come l’ambasciatore- nella visione del film su Guido Rossa (Rai Tre), una parte dell’Italia indie ha ricevuto una mail che mai avrebbe voluto ricevere. Mittente, Paolo Spelorzi di My Honey Records.
Dopo cinque anni, una ventina di dischi prodotti, decine di tour organizzati chiude i battenti la My Honey Records.
Non so dirvi se si tratta di una chiusura definitiva o temporanea, ma nei prossimi anni non ci saranno più uscite discografiche per l’etichetta dell’ape. Chiudiamo perchè in questi ultimi periodi è mancato quell’entusiasmo che aveva sempre contraddistinto le nostre produzioni. Si chiude in punta di piedi come avevamo iniziato; si chiude delusi dall’attuale situazione della musica in italia. Stanchi e disillusi preferiamo fermarci qui, consapevoli di non aver cambiato la storia della musica ma sicuri di aver realizzato dischi che hanno fatto battere forte il cuore a tante persone.
Forse ci sarà un nostro canto del cigno, una compilation in stile “Let it Bee” o un ultimo concerto (data probabile 20 settembre)
Rimarrà attivo il sito, lo shop e forse anche il myspace e gli altri social network.
Allo sgomento si aggiunga solo un “takk, Paolo” per le canzoni e le persone che mi hai fatto conoscere, che hai aiutato ad affermarsi quali artisti, per l’inconfondibile riconoscibilità delle opere che hai prodotto, per il modo presente eppure delicato di offrirle al pubblico. E quando riascolterò per la millesima volta il promo giallo dei Le Man Avec Les Lunettes oppure Don’t kill the clowns della magnifica Soda Fountain Rag, dietro tanto pop perfetto andrò a cercare il logo con le api, qual Danone sotto Tatranky… ora basta, che non sei Michael Jackson







