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Freaky Mermaids, theatrical folk

Aprile 10, 2009

Le icone parlano per loro: il circo delle pulci, le “scimmie di mare” della terza di copertina nei giornaletti, da non confondere con le scimmie d’amore. Sirene, ovvero esseri mitologici metà donna metà pesce, incantatrici di Ulisse. Ma un disco musicale è contenuto, più che forma, e le nuove first ladies -assieme alle MuLu- della musica indipendente bresciana sono state abili nell’andare oltre e lanciare all’esordio “Freaky circus” (per ‘Aveit) il folk teatrale, fu(r)or di metafora. E quindi, con strombazzamento da baraccone e vocali allungate: ecco a voi le Freaky Mermaids!

All’anagrafe Ombretta Ghidini, personaggio ovunque nell’organico dei Le Man Avec Les Lunettes; Angela Scalvini in arte Kinczly, autrice di apprezzato album solista per Kandinsky Records, e Laura Mantovi, attrice esperta nel teatro di movimento. Con loro la batteria di Simone Gelmini (pure in quota LMALL) e i toni bassi/contrabbassi di Giorgio Marcelli, altro essere più che ubiquo fra Annie Hall e Prospekt. Ascoltando queste prime cinque tracce viene voglia di riaccendere un obsoleto apparecchio Radio Marelli e di trovarci, magari sulla stazione Luxembourg, il Trio Lescano: ma le Freaky Mermaids non sono certo inclini all’accezione macchiettistica e burlesca delle Puppini Sisters o delle Marinetti, in questo più raccoglitrici di cotone che non mondine. E approfittando dell’esponente di una disciplina contigua, è venuto agevole virare il tema in chiave drammatica, coniando almeno per l’Italia la giusta dicitura “theatrical folk”, da considerare evidentemente anche nella versione fisica. L’iniziale Love is here è un tabarin da pubblicità di dolcificante dietetico, cova la leggerezza dell’old blues e fa di Ombretta e Angela due cocorose non eteree -Arisa, guarda e impara!- come le Azure Ray nei mutandoni della nonna: col banjo spunta un’armonica (mi sembra un’organo che vibra?) e non poteva non farlo, in questa bible belt appena appalachiana. La prima edizione di The less I see the more I love è jazzy, l’interplay vocale nasconde a malapena i tanti dischi di Billie Holiday all’ascolto, tutte figlie di Cat Power, mentre nei tre tempi di White è domenica mattina ed è appena nato un bambino: vale rispolverare il consunto “ma se ‘sta roba fosse venuta da Feist sareste tutti qua a riempire sacche di sangue”… Killer loop non può non ricordare l’omonimo brand da beach volley degli anni Novanta, ma è una traccia who-o-op ben arrangiata da Laura, la quale si esprime al massimo nell’interpretazione triste, solitaria y final di The less I see the more I love, un monologo addolorato leggermente balcanico che piacerebbe a Beirut e ai suoi discepoli-epigoni di qua e di là dell’Atlantico, mentre il retrocanto di Angela e Ombretta le rende “davvero” Blanca e Sierra Casady. Il che a casa mia è ancora e pur tuttavia un gran complimento.

Freaky Mermaids – “The less I see the more I love

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