Musica Nelle Aie, qualcosa di unico
Maggio 7, 2009
Il mio naso mi odia. Perché sa che domenica, a scanso di salvifiche sorprese, costringerò la sua pluriallergia a tollerare cambi di treno, prati e sterpi, saliscendi allo scopo di appagare il mio annuale tributo alla felicità da festival: a Castel Raniero di Faenza sarà il giorno del folk per Musica Nelle Aie, detto anche “io, me, una ghironda e una bicicletta”…
Non è solo una incomparabile rassegna dell’offerta popolare sopravvissuta, altroché, rinvigorita nelle Italie del 2010, lungo cinque chilometri fra sterrati, ville, corti, spiazzi opportunamente adibiti a refettorio volante nella migliore tradizione del ciclismo d’anteguerra -e sabato al Lido di Venezia scatta il Giro- con piadina del territorio e vino altrettanto local (uno su tutti, il saporito Romeo delle cantine Quinzàn): Musica Nelle Aie si snoda lungo tre giorni di primavera, con reprises lungo l’anno dal MEI a manifestazioni estemporanee, per tenere alta la bandiera dell’equilibrio tra i fattori del benessere, presenza umana, risorse naturali, sviluppo, gastronomia e suono. In tanti anni di attività fa piacere riscontrare che il nome è girato, il giro è cresciuto, la domenica tanta, veramente tanta e varia umanità antica fiera e indigesta si mette in moto e cammina lasciandosi beare da strumenti insoliti, manfrine villotte e saltarelli, courentas occitane e tarante meridionali, una tradizione che solo nell’incontro con l’attualità (dei testi, e non solo) può permettersi di reggere l’urto con il consumo culturale imposto e generalizzato. Il tutto tenendo presenti le modalità di comunicazione più avanzate nel web, la creazione di una comunità d’intenti che sappia creare dibattito e un processo di riappropriazione al quale nessuna terra in Italia e al mondo dovrebbe essere esclusa. Così, domani venerdì 8 si esibiranno i baresi Cascarèa, vincitori dell’edizione 2008 e per questo motivo presenti alle iniziative di MnA lungo gli ultimi dodici mesi; sabato si daranno da fare i ciclisti e i podisti, rifocillati nello stand della cucina romagnola retto su base volontariale, un occhio alla botanica l’altro ai segni del tempo e dell’uomo, con l’atout di un curioso convegno dal titolo “Busso, striscio e vado… a liscio” che analizzerà il noto ballo romagnolo dalla prospettiva “risorsa incompresa o spina nel fianco”, fino al concerto serale di Folkamiseria, Francesco Sossio Sacchetti, Kalevala, Radìs e Sotazero. Domenica il gran giorno, con venticinque esperienze musicali dislocate dopopranzo fino al tramonto a prendersi (si spera) il sole distintivo delle ultime due stagioni: Anima Popolare, Banda Bardana, Banda Popolare Sarach e Trabach, Clipper, Dimondi, Dinamo Folk Rock Band, Djamamou, Durkovic e i Fantasisti del metrò, Duo Trabadel, FolkaMiseria, Francesco Sossio Sacchetti, Genevieve, Ij Servaj, I Tavernicoli, Kalevala, La Compagnia dell’Erba Bona, La Paranza Ammiscata, Malghesettindipendenti, Marsnall, Musica Spiccia, Radadum, Radìs, Sotazero, Tziganotchka, Violini della Barca si contenderanno il trionfo e le segnalazioni, prima del live di Alexian Santino Spinelli, musicista romanes d’Abruzzo che come in una turbina farà scorrere le derivazioni manouche, balcaniche, flamenche verso il comune progenitore indoeuropeo. E quando si risalirà in carrozza, negli occhi l’intesa con Aldo e Pietro, in mano le due bottiglie di rosso puro, non si aspetterà che la prossima iniziativa per esplorare ancora le vibrazioni uniche dell’empatia.








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