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Q vs. Tarick1, danceità(lia)

Maggio 31, 2009

Non c’è pratica più in voga che il remixare canzoni pop o rock, comunque non nate espressamente per la pista, oppure appartenenti ad ambiti contigui, che non aspettavano altro che una spinta in più per potervi accedere. E nei casi più suggestivi, il potenziale da ballo non è nemmeno tra gli obiettivi di chi aggiunge o toglie elementi a una canzone. Tutte queste specifiche si ritrovano in “Italia Remiscelata vol.1“, raccolta di ventuno riedizioni di brani italo-indie ad opera degli “smanettoni” genovesi Q (Filippo Quaglia, autore in proprio e già tastierista nei Numero6) e Tarick1, saporito pseudonimo a coprire le identità della coppia Andrea Calcagno e Clara Grignaschi e scaricabile gratuitamente dal sito apposito.

Le scelte operate tra le band legate da rapporti di affinità professionale e amicizia ai protagonisti di questa vicenda indicano alcune direttrici utili a individuare i criteri con cui si sono mossi i rispettivi remixer: sempre diretto, essenziale e votato al dancefloor Tarick1, più trasversale ed eclettico Q, alle cui cure sono spettate le band dal retroterra black. Entrambi col presupposto di mantenere quanto più possibile per intero l’impianto delle liriche primordiali anche nel nuovo abbigliamento.

La sequenza è iniziata da Il centro della fiamma dei Subsonica, che T1 fa pascolare nei territori di una easy-summer house anni Novanta -Alex Party?- mentre lo stesso tandem dona alla Meg bjorkish di Distante anticorpi machine in una patina rockie. Quaglia provvede dapprima a riparare Milano double standard dei Casino Royale con una pioggia di big beat dal sapore (magica)trippy, poi amplifica il jungle in levare di What have you done? (Almamegretta) per una produzione sorprendentemente “straniera”. Ancora Tarick frusta alla svelta Come ti chiami? dei Tre Allegri Ragazzi Morti usando la sua tipica bigiotteria ’80 sopra il claim della canzone, e spinge i Meganoidi di The millstone dalle parti dei Righeira electrorock, insistendo sul giro di chitarra ritmica con la voce di Davide di Muzio, già prestata a When the sun comes nel Dischetto Rosso. La staffetta di Q dimostra che alcuni artisti non siano facilmente rivedibili con profitto: Il nemico Benvegnù viene traviato dall’elettronica fredda e casalinga, facendosi apprezzare solo nei momenti di silenzio, almeno quanto invece un Boosta -Killers- già dancey di suo cresce in cassa Underworld dopo la metà. Il consumato copione guitarclub di People moving a firma Banshee funzionerà di sicuro dopo le iniezioni di videogame-wavey punkfunk apportate da Andrea e Clara in battuta lineare, e a chiudere una ideale prima parte arrivano i due remix reciproci: FiloQ emette pulviscolo da piccoli reattori giocattolo su Gotcha see you dei Tariconi, togliendole il potenziale smash con una resa acida e interessante, quando questi ultimi conciano italodisco il Furgone nazione del compare, convincendo più della traccia data ma senza riuscire ad alterare troppo il corso di un episodio probabilmente non adatto, e passibile di ulteriore remix a differenza della riuscita benzina sul  combo precedente, L’amore tra i camion. Ottimo il lavoro del tastierista per Un anno in più dei Perturbazione, deviata “ambient” (Aleksia!) al modo dei nOOrda, con climi fumosi da sax/sex lounge trip: un bel servizio, ma bisogna considerare come il punto d’inizio sia in questo caso sensibilmente più elevato rispetto al resto della playlist scorsa finora. Poco restava da moltiplicare a un perfetto singolo energy pop quale Poisoned apple pie degli Atari, con Tarick1 che si inventa effetti vocali in botta tamarra, comunque gradevole; esteso invece il trattamento per Street fighter II (turbo) dei Damien, portata dal rock al riempitivo French touch a cavallo delle decadi, superfluo aggiungere che funziona. La risposta di Q è nel gusto gotico di Quando dormi (Jokifocu), alla quale si addice il discorso fatto per Benvegnù nonostante i ritocchi siano leggermente migliori, e nella maldestrutturazione reggaetona a mitraglia di grime per Nausea di LN Ripley. Small di Marti -che dal canto suo ha appena registrato il nuovo disco ad Amsterdam con Bob Rose- invece è lo zenit del lavoro di Calcagno e Grignaschi, con una intro vivace e il timbro di Andrea Bruschi che si presta assai a venire isolato in una versione dance che viaggia dritta fra aggiunte sapienti e variazioni significative al suo interno; il duo si congeda ibridando Le cose succedono di NoMe prima in chiave minimal poi ariosa e sintetica a oscurare l’originale luce pop. Dici NoMe e pensi ai Numero6: dello scheletro di Navi stanche di burrasca passata sotto le mani di Q resta solo, tra l’altro robot-delayzzata, la frase “bizzarri i nazi che reclaman tolleranza e libertà”, che fa stentare il riconoscimento tra le pieghe di un tappeto groovy come se il pezzo non esistesse più e fosse solo una scusa per testare questo giro. Che non funziona. Anche gli ultimi due numeri portano a Filippo: Flares dei Port-Royal era indubbiamente difficile, il revisore ne esce bene non rinunciando alle sue consuete infiorescenze e con il mantenere importanza a quel piano che “fa” la costruzione sotto il mare, là dove per Al primo colpo dei Sikitikis risveglia il bosco incuriosendo grazie alla cappa apposta su un materiale non certo brillante.

Tutto lascia intendere che ci sarà, magari in autunno, un volume 2 per il quale si è unito al team anche Tristan “Nino Dangerous” Martinelli, intestatario dei rework sulle opere di Dente, Fitness Forever, No Seduction, Freakout…

Marti – “Small” (Tarick 1 remix)

Perturbazione – “Un anno in più” (Q remix)

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