Valentina Dorme, è l’ora della sveglia
Giugno 23, 2009
Un nome da signora. Valentina andava di moda negli anni Settanta fino agli Ottanta compresi, oggi potrebbe essere sposata e fare la spesa il sabato nei centri commerciali attorno a Treviso. Ma da qualche parte in città c’è chi dopo quattro anni dall’ultima volta la canta e suona sempre meglio: “La carne”, terza fatica dei Valentina Dorme per Fosbury Records, è tout court la loro più riuscita.
Come nella canzone di Max Gazzè, il cosiddetto amore si fa faccenda personale che racchiude tutti i compromessi di sfondo, ma il nervo è scoperto e qualsiasi sensazione viene amplificata dalle parole, mai così essenziali, di Mario Pigozzo Favero, e dalle chitarre vecchio rock orchestrate da Giulio Ragno Favero.
Girasoli e ciminiere nella quarta di copertina, a mio avviso un’immagine da preferirsi alle tre stille scarlatte di sangue o rossetto del frontespizio: l’album infatti è fortemente territorializzato con nomi e cognomi, fotografie in carta ritirate nel pacchetto, di quelle che portano dietro il luogo e il giorno scritti a penna. E ancora indicazioni stradali, tutelari dallo spettacolo e collaboratori di prima fila nella vasta gamma che partita dal Veneto ha conquistato l’Italia (Nicola Manzan, Fabio De Min). Proprio l’autore dei Non Voglio Che Clara prende parte a Un nome di fantasma, ouverture che sospende la scomparsa di De André quando si apre e non la prendi più, con strage di corde che pone fine allo stillicidio dei sensi: “Quando mi chiedono il suo nome e il giorno in cui sarà mia sposa io grido a tutti un nome di fantasma e una data in primavera”… Benedetto davvero è civica come gli Estra e i Radiofiera prima, ultimi Northpole (l’altro lato della medaglia Luca Marc) e Public poi, ma universale tanto quanto il tradimento affatto virtuale di Il terzo uomo è uno dei brani più belli del disco e di una carriera. Giulia Bentley in estate attinge alla koiné pop, tre minuti di applausi per il vocabolo rivoluzionario fiorile: con Dente e Raina, Mario Pigozzo Favero guida gli autori più toccanti del 2009, I girasoli “come si amano gli amori che non ci sono” nella prefazione di Massimiliano Parente, anche se chi si innamora non dovrebbe dirlo a nessuno… Trieste centrale è un incipit da maestro: “Lui ama un’altra, quindi Anna raccogli smeraldi e stracci e scappa”, l’amour fou nel ritornello, anacronistico forse “Valentina oggi è un tempo cattivo”, che non fa il suo dovere e a volte peggiora le cose. Il film nel film di Siracusa e le stelle anticipa il “premere e affossare i divani” delle Olimpiadi salesiane sopra un crespo tapis roulant prima dell’inopinato white noise. Atto definitivo col testo strepitoso di Io non sono forte, “troppe offese che andrebbero urlate dette invece sottovoce”.
I Valentina Dorme si sono assunti il compito non nuovo di conciliare l’elevazione di testi refrattari alle chiose con le elettriche in saliscendi, in maniera più concreta dei Marlene Kuntz e meno collettiva che non gli Afterhours: l’avvertenza obbligata è che “le storie raccontate sono opera di fantasia”, tanto il grado di verismo. E ora che il terreno si fa più aspro, MPF, Alberto Scapin, Mario Gentili e Massimiliano Bredariol regolano in scioltezza i concorrenti che se sono sulla pista lo devono all’aver abbracciato uno stile, quello di chi salta in alto gettandosi all’indietro.
Valentina Dorme – “Siracusa e le stelle“








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