My Honey, the first of the gang to…
Luglio 1, 2009
Forse perché a ciel sereno, per i non intimissimi dell’entourage bresciano, il disbanding di My Honey è stato doppiamente doloroso: in primo luogo per la percezione di salute che derivava dal recente disco dei Le Man Avec Les Lunettes, la band capofila di casa, e dall’ennesimo tour internazionale per The Calorifer Is Very Hot!, poi per le righe di motivazione, stringata, sufficiente, personale, ad anticipare l’epitaffio con le parole dei Pavement.
Paolo Spelorzi produceva dischi esattamente come il padre Franco si dedica al miele, per lavoro e passione. My Honey è stata tra le poche label italiane a pensare seriamente in chiave internazionale, facendo firmare band straniere e garantendo a quelle nostrane la possibilità di concerti all’estero, con il maturare di una proficua rete di contatti. Non solo: gli esteti del packaging hanno sempre trovato nell’etichetta di Nave un porto sicuro anche per la qualità delle grafiche, primo passo verso un merchandising di culto, dalle pin col cuore di pezza ai biscotti al miele offerti al banchetto della distribuzione.
Era insomma quel che si dice una realtà moderna, cosciente degli sviluppi del mercato, capace di orientarsi a suo modo senza rincorrere le mode, intelligente nel dotarsi di una filosofia (quella dell’aiuto reciproco fra elementi del roster) e un’immagine orientata al Nord Europa che la rendono riconoscibile nel pur vasto panorama indiepop. Veicolata in soprannumero da mille iniziative via tutti i diversi mezzi di comunicazione, non nemica dei files digitali anzi caratterizzata dal contare sul campo-base della trasmissione Geeks a Radio Onda d’Urto, eppure sostanzialmente e orgogliosamente artigianale, trasposizione pop e folk dell’etica che in altri e più rumorosi generi alberga.
Allora perché ha chiuso? “E’ mancato l’entusiasmo”, dice Paolo, “siamo stanchi e disillusi” probabilmente per non essere riusciti a bucare il velo che ancora resiste tra la sussistenza e la pianificazione del futuro su basi solide, offerte dal ricavo dei dischi e dei concerti: per l’ennesima volta siamo a testimoniare lo scarto tra il merito e la resa, l’impegno e la frustrazione, qualità e alterità da una parte, indifferenza o sostegno di circostanza dall’altra.
La news parla di un ultimo evento, forse il 20 settembre, e una compilation (di inediti?), mentre non cessa il mail order nè le attività promozionali in Rete e fuori per una figura che sappiamo essere incapace di fermarsi a guardare gli altri… Nel rileggere gli endorsement di Matteo B.Bianchi a supporto dell’iniziativa, chiedendoci cosa sarà del booking collegato alla produzione (LMALL e Mange-Tout sono nel pieno dei propri giri), Italian Embassy abbraccia Paolo e quanti/e sono stati/e My Honey con questa piccola raccolta dedicata a cinque delle sue sette band italiane -assieme a Marco Franzoni, Micevice e numerosi artisti d’oltre confine- a significare il cammino di quell’ape che chissà, tornerà a ronzare alto e con classe sulle spoglie di un’audience e di un micromercato largamente debitori. A noi intanto, parafrasando Gian Maria Volontè, il dovere di resistere.
My Honey (.zip da 18 MB)
1. LE MAN AVEC LES LUNETTES – The biggest way
2. MANGE-TOUT – Flat mood
3. THE CALORIFER IS VERY HOT! – Wocko
4. TIGER! TIGER! – Before you go
5. MY AWESOME MIXTAPE – End of the night, end of the first act








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