I Camillas, dalla costa est al Tagofest
Luglio 3, 2009
Narra la leggenda che Golem Camillas, gelataio in quel di Norimberga, si applicò talmente bene alla propria arte da inventare il biscotto estivo che da lui assunse il nome di Camillino. Ma nella dinastia fu Pinot Camillas, ed è la cronaca ora a parlare, a rilegare ai giovani Ruben e Zagor Camillas il grande libro delle situazioni denominato “Le politiche del prato”, invitandoli ad pascolarvi quali messaggeri di fede nelle sorprese, dal 3 luglio 2009.
I fratelli nell’arte pesaresi portano a conclusione la loro seconda prova discografica dopo molti mesi di lavoro con la “regia” di Roberto Rizzo dei R.U.N.I. e la produzione congiunta affidata a Tafuzzy, Wallace, Marinaio Gaio e I Dischi di Plastica: nelle quindici tracce àvant-ìndietr-pop trovano posto anche alcuni dei brani già collaudati dal vivo e prontamente memorizzati da schiere sempre più nutrite di sostenitori dal volto beato, ben oltre il naturale universo della East Coast adriatica, stato della mente e madre generosa.
“Saremo le molte bestie che siamo, lasciateci muovere in orizzontale, vogliamo essere in due posti nello stesso momento”, promettono i Camillas mantenendo puntualmente, e senza troppo sforzo, gli intenti situazionisti che si sposano volentieri con un’etica benignesca dell’abbraccio spontaneo, personale e collettivo, proprio di un mondo incontaminato. Dalla loro parte del resto parla un’attività live ormai di culto e il candore di insegnare qualcosa magari senza accorgersene, alla faccia dei contenuti bizzarri, come facevano i fratelli Marx. Anche per questi motivi, Italian Embassy ha letto “Le politiche del prato” episodio per episodio, alla ricerca dell’alba dentro l’imbrunire.
1. Discomacchina è un trip da sigla di cartoni blended cosmic disco (disco disco dove io sono veramente io, è fantastico, superfantastico), la Baia è vicina fra il big beat di Bubblegun e un Moroder electroclash stuprato dalle chitarre, tutto sopra tono: fantascienza come la pensavamo da piccoli.
2. La canzone del pane, già avanzata nella Tafuzzy Days Compilation 2007, rappresenta il singolo -di cui al video, costarring il terzo fratello Orson Camillas- e si candida a tormentoncino per la summer of love; un agile synthpop fuzz-buzz da ginnastica aerobica per la melodia di Zagor.
3. Agitazione, lo dice la parola stessa, è neanche un minuto di non-garage, che parte shakerando il twist addosso all’anima punk skiantosiana, Mi dai fastidio incontra Metadone naturalmente “in banana dura” Bologna’77-79.
4. Il gioco della palla, sfortunato chi non vi si è mai imbattuto finora: praticamente Pinball Wizard flipper in ossessione di cassa remixabilissima, umanizzata dal chitarrismo in crescendo a spezzare. Pum! Pam! Pim! Apoteosi del nonsense e avanguardia delle richieste del pubblico da molto tempo a questa parte.
5. Palingodi ovvero stop’n’go di corde a coprire zanzare, elettricisti, solleone, integratori salini, fucili giocattolo, grammelot. Palingodi palingenesi: mac(c)osa?
6. Maya, una bossa triste, la saudade di Zagorinho e Rubenaldo nei rigori dell’inverno marchigiano col maglioncino, “non è per me dividere in eguali porzioni la torta”. In apparenza il pensiero va a David Riondino, al suo Joao Mesquinho (u je je), sullo stile della precedente Gina. “E non ci stai, non ci sto”…
7. Pop Natale (avamposto in Tafuzzy Days Compilation 2008), è il classico pezzo cui assistere live, con Zagor che letteralmente “esce” dalle spalle e dalle ginocchia di Ruben. La canzone di Natale più triste del mondo, ascoltabile in qualsiasi momento perché il Natale quando arriva arriva, vedi Il re dei pagliacci di Neil Sedaka: “La gente crede sia di buon umore”…
8. La canzone della neve apre con un coro alpino rubato alla Schola Cantorum, o forse il pianoforte di Imagine suonata alle Canossiane, è la canzone angolare delle politiche del prato (uò uò) rifinite a Trebbiantico coi fiori che resistono al ghiaccio tali e quali ai Camillas. In tre tempi: “Hanno avuto un bel coraggio a chiamarmi (il) Primo Maggio”!
9. Settembre, spettacolare temporale noise i cui turbini squarciano l’Arcadia retrò 70. Et in Arcadia, i Camillas autunnali e shoegaze come mai prima d’ora: questo duo non è una band, questo duo è un miracolo (cit. interpolata).
10. Dimmi, altro snodo delle date dal vivo, cova la peculiarità di una registrazione che pare effettuata in due stanze diverse, con gli specchi mentre ci si rade, e intersezioni di ulteriori personaggi fuori sincrono a mitigare la nasalità a cappella di Ruben, muratori che solfeggiano e canarini fuori dalla finestra, e parte del tempo trascorre nel tentare di decifrare il sottotesto, richiami avicoli che tra qualche brano la faranno da padroni (e da padroni dei padroni). “Luciaaa, Renzo è buooono!”, “un nuovo dibattito”, Zagor a tenores e giornali stropicciati dal fuoco. Vi basta? Woof!
11. Luccicare ha un bel groove, Groovcho Camillas, e c’è solo quello, il mood preferito dai fans, come un telo di glitter a velo sopra la tastiera per tenere il passo col nome del pezzo. Tricche tracche di sicuro impatto a cascata di microsuoni no-glitch che invadono l’aria, la saturano, poi scompaiono gentili lasciando un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano Camillas.
12. Gigante reminiscenza punk -i concittadini Altro in controluce, anche nelle dimensioni del minutaggio- ma dalla parte del doom virato emocore Nineties. Spezzaossa nel pit, immagino.
13. Le fanfare per far saltare, cantare, sentirsi tutti uguali. Giro uguale a decine d’altri eppure sempre vincente, nell’ormai classico pattern Camillas. Qualsiasi disamina sul testo è preclusa dallo stare a tempo e aspettare il trucco, potrebbe essere la Problemi più energetica e vitaminica, dal vivo promette sfracelli quando già non li ha fatti. E’ tempo però di due tra i brani migliori, dulcis in fundo…
14. Manicomio fa il verso a Gomito a gomito con l’aborto di Elio e le Storie Tese (“manicomio come mai, manicomio con chi vuoi, manicomio anche da solo”), sardonico ghigno sull’impossibile a stendere un soffice tappeto di synth elementari bontempiani, e compare anche un’armonica. Non fatela ascoltare agli aquilani…
15. Bisonte è il paradiso di tutti noi che negli anni ci siamo divertiti a imitare gli animali, chi bene, chi male. Come in Tu sei una capra che ha continuato il meritorio apripista Francesco Salvi, Ruben diventa di volta in volta domestico o selvatico, improvvisandosi anche tagadà(!) e tamarindo(!!) mentre Zagor declama “non sono una lumaca, non sono la tua amica / non sono un maiale, non sono un altro maiale”. Il top forse è il cerbiatto che dice “mamma, mamma!” per non dire del claim che fa “bisonte, piccolo animale” (…), questo fino a che Ruben non mutua dagli spettacoli l’affettuoso omaggio ai corregionali Massimo Volume quando all’input “adesivi” rievoca il Clementi di Lungo i bordi, “sono gli adesivi sulle pareti”…
“Quando non si potrebbe – e invece si può, sempre”, dicono i fratelli nella presentazione. Dev’essere per questo che dal niente escono dischi così, fin da quando Achab generò Calaf, che generò Golem, che generò Pinot, che generò Orson, Ruben e Zagor Camillas, i quali stasera 3 luglio 2009 presenteranno al pubblico, fisicamente, “Le politiche del prato” al Tagofest 5 che si apre a Massa, sul palco assieme ai cugini X-Mary: vogliatevi bene, siateci e fatevi un regalo.
I Camillas – “Palingodi“
I Camillas – “Maya“
(in esclusiva per Italian Embassy, cortesia de I Camillas e Tafuzzy Records)
Si diceva del Tagofest. Questo lungo articolo non può dimenticare che da questa sera a domenica il locale di Massa ospita la quinta edizione di un raduno coi fiocchi, che va ad abbracciare molte delle microscene indipendenti del Paese, poggiando su ogni singola etichetta quale propulsore delle relative band senza coinquilini, vicini di scrivania, raccomandati, ministri o airys. Ecco i dettagli:
DOVE: c/o Tagomago – Via Stradella 20, 54100 Massa
ORARI: Venerdi’ dalle 20.00 alle 03.00
Sabato dalle 15.30 alle 04.00
Domenica dalle 15.30 alle 24.00
INGRESSO: gratuito
SERVIZI: due bar, pizzeria
VENERDI 3 in ordine alfabetico: Daniele Brusaschetto, Mgz, Quasiviri, X-Marillas
DJSET: Radio Gwendalyn
SABATO 4 in ordine alfabetico: A Spirale (fratto9 under the sky), Be Maledetto Now! (Boring Machines), Bread Pitt (Lepers), Cani Sciorrì (Escape from Today/Canalese rec), Cavallo Wanislavskji (Eclectic Polpo), Drink To Me (Smartz), DUNE (Donnabavosa), Gazebo Penguins (Suiteside), Larva (Cervello Meccanico), Lebowski (Bloody Sounds), Marnero (Bar La Muerte), NEO (Megasound), Scum From The Sun (Afe), Squartet (Jazzcore Inc), Wora Wora Washington (Shyrec), Xtravagance Core (Palustre)
DJSET: Radio Gwendalyn
DOMENICA 5 in ordine alfabetico: Blake/e/e/e (Unhip), Comaneci (Madcap), Lendormin+Sara Dietrich+Tiziana Lo Conte (Setola di Maiale), Lleroy (Marinaio Gaio), Meerkat (Grey Sparkle), Nicker Hill Orchestra (In the bottle), Nufenen (Pulver and Asche), She Said What (Marsiglia), Squarcicatrici (Burp), The Hutchinson (Wallace), Trouble vs Glue (NO=FI)
DJSET: Radio Gwendalyn
Per mio conto, invece, stasera sarò in giuria a Rock In Rolo (Reggio Emilia) -assieme a Gianluca Giusti (Mariposa), Nicola Bonardi (Radio Onda d’Urto) e Sara Scheggia (La Repubblica / Bologna)- dove si sfideranno Metropolitan Ratto Sweet, My Speaking Shoes, Officina Finistère, Push Back For presentati da Michele Orvieti (Trovarobato) prima dei concerti di domani, sabato 4 luglio, con Zen Circus, Heike Has The Giggles, Nena e Valerian Swing.








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