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Death in Donut Plains,ghiacciobollente

Agosto 4, 2009

In ambasciata pare che quest’anno si stiano seguendo regole eterodosse per fissare il proprio disco italiano dell’estate. Se nel 2006 il titolo fu appannaggio di “Riviera” dei Fitness Pump e l’anno successivo altrettanto scontato premiare gli Ex-Otago di “Tanti saluti”, lo scorso luglio lo scettro restò vacante tanto che alle prime avvisaglie dei vari, altrettanto ottimi Fitness Forever e Ariadineve il 2009 pareva sistemato. Ma non si erano fatti i conti con un’uscita “diversamente estiva” quale l’assorbente e autoprodotto, anzi casalingo EP “So involved” di Death In Donut Plains

Sotto la cover disegnata da Lucia Violetta Gasti, otto tracce in numero perfetto, con lui suona “le macchine”: è Enrico Boccioletti da Pesaro, voce e chitarra nei Damien* dati sulla strada del ritorno, metà del bel progetto synth-chic French Fries, ora nel suo ubi consistam per lanciare l’assalto agli ambienti internazionali che già stanno rispondendo, segnatamente a Londra dove il musicista marchigiano aprirà il live di Telepathe il 20 agosto prossimo.

Eppure a ben guardare non ci sono tanti artisti tricolori così addentro lo spirito del proprio tempo come Death in Donut Plains, dove il tempo si misura in settimane: nelle sue tirate anticonformiste vivono i dna dell’indietronica post-Morr, le sporcizie pop di Wavves, le lungaggini luccicanti di M83 e la saturazione di una drum machine a funzionamento alterno, ma la differenza peculiare è che Enrico sa scrivere canzoni con tutti e tre i suoi diversissimi progetti, segno che è la penna (e la testa, e la mano) a non essere ripetibili. Clippings sono i Radio Dept con la cassa che pare uscire in rilievo, avete presente quei cioccolatini sagomati con i personaggi disney che giravano a metà anni 80? È plastica metro(g)nomica ma ti piace e non puoi farne a meno. Voce e testo minimali, dai lati del pezzo pompe aspirano e rilasciano suono, Casiotone for the Painfully Alone ovvero il DiDP più generalista e alla portata, mentre l’elettroencefalogramma di It’s a pyre of our secrets dà segni di attività della corteccia, una chitarra wave-curesque lo conferma, avviluppata attendista in sala d’albergo dove crocchi si formano per parlare in loop, ground control to Major Tom, parole tornano riverberate come onde di boomerang, “don’t be scared, I’ll never wake you up”…  Brotherhood attacca decisa, 8bit clash in dance escalation, claustrofobica maturità da produzione maggiore (Banjo or Freakout?), al modo in cui Train wreck rigurgita tentativi di riempimento dello spazio, rilascia volt, ampere, anodi e catodi, corti circuiti, fuzz in forcing come un treno che davvero incede con difficoltà. Il treno, non il pezzo, tra i migliori dell’intera gamma. Fake analog è retta da un paio di enunciati retrofuturi: “Riportami indietro e rendimi analogico”, con l’accensione dei motori della DeLorean e tutte le spie al loro posto, come quando Michael J. Fox collegò la chitarra all’ampli e saltò tutto causa overflow. Flussi canalizzatori deviati, scherza ma sono passati 25 anni… va a finire che è un disco nostalgico anche questo, eppure no, appare così avanzato e originale, lo stillicidio di bassi metallici della seconda parte distoglie col pensiero alle luminarie natalizie lasciate incautamente accese fin primavera. Ma Einstein esce vivo ancorché frastornato dalla macchina, allora Hitchhike decomprime, misura la pressione in camera iperbarica con la levità di Max Richter in forma non nitida; That film is not in my girl/It’s no longer your girl guarda il cielo in una stanza, Musica da Cucina amplificato e glitchy, compare un drone space-80 e feedback di cassa lontana in arrivo, soffocata infine soppressa e implosa. Infine Over and above, introduzione alla stabilità nucleare, scratch fidgettosi, melodia invincibile nell’economia del pezzo “If we’re expected to fall, I’m going to fall from the top”, di quelle band svedesi che andavano tanto, dei primi MAM, classico caso di pezzo che fosse provenuto da un imprecisato estero sarebbe già pane da blog, carne da digei set, bambola nelle mani di un remixer, gli estremi del verticalmente alto e del profondamente basso si annullano davanti a una simile epifania di pochi minuti che termina nell’unico modo con cui può.
Se non siete di quelli per cui l’estate si declina in solecuoreamore oppure viaggi esotici sugli oceani col mare che ci ritroviamo lungo tutta l’Italia, ma magari vi convincono le Svalbard o il Perù, la Patagonia e una metropoli anglosassone, questo gioiellino parlerà anche ai vostri mesi purtroppo caldi e vi ritroverete ad ascoltarlo in reverse. Altrimenti, ci sono sempre Lady Gaga o Tiziano Ferro.

Death in Donut Plains - “Over and above

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