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My Awesome Mixtape, streaming e tour

Settembre 17, 2009

Uno spettro si aggira per le città e i villaggi d’Europa, quello dei My Awesome Mixtape in carne e ossa alle prese col secondo tour internazionale della loro storia. Sulla scia del nuovo album “How could a village turn into a town” e sulla scorta di una promozione mirata con stock di t-shirt artistiche in edizione limitata, i cinque bolognesi -o quasi- debutteranno tra poco al Franzis di Wetzlar (pronuncia vèz-lar…) in Germania, per la prima di dieci date nel cuore del continente, dalla Repubblica Ceca al Belgio, dall’Olanda alla Svizzera, tutte nazioni che già hanno esperenziato il passaggio della cometa MAM nella propria gioventù. Per chi fosse rimasto in Italia, sarà possibile seguire i prossimi concerti -non il presente e iniziale di Wetzlar- in diretta attraverso la sempre più hip piattaforma LiveStream embeddata nel sito della band, la cui homepage porterà ogni giorno il diario aggiornato della trasferta con immagini e video. Non male, proprio niente male e complimenti all’intero apparato di comunicazione che si è reso efficace sui media stranieri.

A proposito di “How could a village turn into a town”, uscito da pochi giorni per 42 Records, ecco la trattazione che l’ambasciatore ha reso per Blow Up, accompagnata dalle parole di Maolo Torreggiani e Andrea Mancin, 2/5 dei MAM:

“There’s no time anymore for drawing hearts, no other tears to waste”. Due anni fa erano sulla bocca di tutti: successo instant, decine di migliaia di accessi, pagine patinate, concerti affollati e ricordati a venire. Dopo oltre 150 date, in primavera Brotherhood ed Everwood lanciarono la volata ai My Awesome Mixtape accasatisi in 42 Records, fra cosmopolitismo americano (la “seconda casa del mondo” di Bloomberg) e sad dancefloor quale marchio di fabbrica. A smentire che il peso e il destino dei MAM fossero legati a schemi già esausti, ora la qualità del songwriting dice che disponendo ingredienti hip hop, indie rock ed elettronici si possono ricavare canzoni pop complesse e strutturate, che parlano delle stagioni (“teddybears no longer save a lonely boy”) oltre lo spazio, nelle città dove ritorna il verbo shine e recenti sono i sorrisi magari la gente balla facendo le mosse alla Michael Jackson o alla My Awesome Mixtape: il cuoco Maolo Torreggiani alla programmazione e regia cresce scrivendo spesso al passato, notevole il contributo della band, si esalta per maturità l’eclettico Andrea Mancin che si destreggia tra la prediletta batteria, il basso, percussioni e chitarre. Spotlight sugli angoli dell’opera: l’arioso pop svevo-bolognese di Teenage parties end in tears con la gran batteria dominante, a significare il condizionamento delle privazioni adolescenziali sul prosieguo dell’esistenza. E il levare hiptronico di Inhabitants (“call me first instead of blaming first”) respira la confusione degli U2 anni’90, al pari di My moon dall’incipit rock, Inner city un proiettile nel cielo… Gli ottoni mettono l’anima in Fire and fireflies e rendono liquida e funky la solenne Hearts to lend dalle spire Hercules & LA, il rattling di Family portrait presenta l’apporto di Paolo Iocca nella steel drum di Bad marks at school e alla darbouka nell’ottima Mia Farrow, jazzata dalla tromba di Alessandro Scagliarini. Il capolavoro è Me and the washing machine, già vox populi non editata nel fausto 2007, adesso vivace di un groove assoluto e delle immancabili trombe e trombone, con How the feet touch the ground dal bel ritornello a campanelle, un breve gre gre di ranelle, drumming climax e il singolo che altri invano cercano ancora negli I’m From Barcelona. Chiudono i contrappunti vocali della metaforica A train melancholy song, “faccenda di quale treno scegliere, orari da seguire con gli occhi in cerca di coincidenze, partenze e arrivi sono la stessa cosa”: i MAM si avviano a frantumare i propri stessi riferimenti con buona pace della gossip thirst dei detrattori.

Gli urbanisti del nuovo pop. Se l’Australia ha gli Architecture In Helsinki, l’Italia rilancia con i My Awesome Mixtape: usciti presto dal guscio grazie a un esordio dirompente e a un lungo tour anche internazionale, i bolognesi hanno stabilizzato la formazione con il tastierista Andrea Suriani e sottoscritto una nuova avventura con 42 Records, per un filo conduttore che ha i suoi caratteri nella “constatazione umorale e matura di come le città, i suoi luoghi e la collettività che vive all’interno di essa ci colpiscono”. “How could a village turn into a town” muove dal dominio della programmazione digitale a una complessa articolazione di parti “umane”, ricche di inserti rock ma anche di ottoni ed archi che spostano il costrutto sui binari della musica nera (Hearts to lend): “Prima tutto era più istintivo e passionale, ora è la temperanza della ragione a prevalere”, conferma Paolo “Maolo” Torreggiani, autore dei testi e vocalist. “Questo disco non è  stato pensato da una sola persona”. Un ruolo importante lo ha giocato Bruno Germano, che ha registrato e mixato al Vacuum: “E’ stato fondamentale per incanalare e dare forma alle idee di tutti, abbiamo avuto molto tempo per sfruttare appieno il suo bellissimo studio”, interviene Andrea “Mancho” Mancin che ha suonato batterie, bassi, chitarre e percussioni. I MAM correvano il rischio di un confino nel segno di un genere dato già per declinante negli USA… “Non credo alle catalogazioni per cui un gruppo italiano debba essere quasi forzatamente legato a una controparte straniera” risponde Maolo. “Molti volevano vederci scimmiottare sonorità di matrice Anticon, ma se già con il primo disco non avevo questa impressione, figurarsi con il presente! Sono tutti artisti da cui abbiamo imparato moltissime lezioni di stile, ma non credo che i MAM siano minimamente paragonabili”. E poi sono gli ascolti eterogenei a parlare delle nuove responsabilità che la band si assume: “Ognuno di noi ha esperienze musicali molto diverse, dettate anche dal proprio strumento”, spiega Mancho. “Federico, suonando il violino, è molto influenzato dalla classica o da cose molto orchestrali; Scaglia invece viene da un immaginario dove i fiati sono preponderanti. Per quanto mi riguarda ho sempre amato i gruppi con una sezione ritmica dinamica, curata e con groove. Mentre registravamo sono affiorati alcuni gruppi anni ’90 come Cake e Soul Coughing: My moon è l’esempio calzante in quanto a uso delle chitarre, la suona Emilio Torreggiani, ma anche Inner city e How the feet touch the ground, con gli splendidi cori degli amici berlinesi It’s A Musical”. A proposito, il disco esce anche nei paesi di lingua tedesca: “Il nostro scopo è suonare all’estero anche nei weekend, non solo in tour organizzati una volta l’anno: per noi che abbiamo base a Bologna le distanze sono circa le stesse di quando si va al sud dell’Italia. Perché non farlo?”. Eppure dal vivo mancherà la chitarra… “Nel disco ce ne sono poche, su quelle insostituibili abbiamo pensato a modi divertenti per ovviare”, conclude Mancho togliendosi qualche sassolino dalla scarpa: “Tendono ancora a riconoscerci come gruppo-Myspace, come se la nostra unica forza sia stata rimanere 8 ore al giorno davanti al pc. Quando abbiamo fatto 170 date in due anni, alla fine siamo molto più old school di molti che ci criticano”. Ambizioni che hanno stimolato l’etichetta: “Ci piaceva da morire l’idea di confrontarci con un gruppo capace di dividere a metà il pubblico tra chi lo venera e chi lo detesta considerandolo rappresentante dell’indieismo più deleterio”, dice Emiliano Colasanti di 42. “Uno dei grandi limiti del nostro indie-mondo è questa autoghettizzazione, ha generato un universo popolato da soli addetti ai lavori che spesso finiscono ad occupare ogni ruolo della catena. Crediamo nella qualità e siamo estremamente convinti della potenza di fuoco del progetto MAM: il mio sogno è vedere schiere di tredicenni ballare Me & the washing machine, e non è detto che non succeda”.

UPDATE: la band ha reso disponibile l’ascolto in streaming dell’intero disco:

How Could A Village Turn Into A Town by myawesomemixtape

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One Response to “My Awesome Mixtape, streaming e tour”

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