Annie Hall, solo canzoni
Ottobre 29, 2009
Nei prossimi giorni uscirà il numero di novembre per quanto riguarda Blow Up, conterrà il raddoppio delle pagine per la mia rubrica “Mogli e buoi”, un approfondimento con Alessandro Grazian e la solita valanga di trattazioni grandi e piccole. Tra queste, “Carousel” degli Annie Hall (Pippola Music), un disco perfetto per la stagione iniziata, con potenzialità tutte da scoprire ascolto dopo ascolto.
Un disco sicuramente complesso e meno immediato del precedente, il fortunato “Cloud cuckoo land” che li portò ad essere una delle band live col maggior numero di date nel paese, tutte riuscite facendo di loro la grande macchina da concerti che sappiamo, anche se non si direbbe. “Carousel” è familiare, proprio, raccolto in finestre dove il sole entra meno, come all’epoca dei due demo, e conta al suo interno le solite due o tre tracce che molti altri compositori e musicisti vorrebbero scrivere o aver scritto, di quelle che si cantano sovrappensiero e restano nell’aria per tutta la giornata.
Nel riportare il mio articolo, una sola precisazione: il brano Violet è ascrivibile al bassista Giorgio Marcelli.
Serendipity. Dicono significhi quando si trova una cosa cercandone un’altra. Attendevo un altro gran disco di folkpop senza trattino come “Cloud cuckoo land” e gli Annie Hall sfornano in “Carousel” un songwriting di rango col trattino: al netto della differenza politologica, la band bresciana dall’ottima pacca live produce e mixa alle Officine Meccaniche undici nuclei presto distribuiti all’estero –nonostante la pronuncia scavezzata- oggettivamente qualitativi nel permanere dei documenti, Wilco, Eels, Sparklehorse, Elliott Smith. E gli ascolti di Robyn Hitchcock a forgiare la penna di un Fabio Dondelli appena serioso, che tuttavia non si fa mancare i momenti di gioco, come nella levità paesana di Violet. L’album è dominato dalla già nota –almeno al pubblico dal vivo- Morning news, in linea col materiale precedente, e dal superbo ritornello di una Letters la cui pavementazione va verso una fase R.E.M., possibile approdo; altri diversivi la stradaiola Paralyzed in quota Gomez (“e tu ti prendi gioco di me?”) ma anche il bellamore degregoriano di Lips. Pallide invece le tracce sviluppate con gli archi, il termine Grandmother’s smile come il principio, ovvero una preghiera laica di ritorno alle origini, alla famiglia, a casa Akron, ai primi demo: love is simple…
Annie Hall – “Letters”
(courtesy of Pippola Music)








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