Vinegar Socks, danzano i fantasmi
Novembre 13, 2009
Cosa cerchiamo noi, che ascoltiamo e scriviamo, se non la sorpresa nel nome inedito, quel tanto che ci sollevi dal marasma di uscite tutte eguali? Ecco la risposta di novembre: Vinegar Socks, romani autoprodotti sotto distribuzione bostoniana (quella Grinding Tapes che smercia anche gli ottimi svedesi Detektivbyran), dal basso stanno muovendo passi decisivi per la loro carriera. Con tutte le cose a posto.
Il loro disco d’esordio si chiama come loro, e contiene un universo dantesco capace di parlare agli esteti della musica classica, ai cultori del folk, agli appassionati di musica etnica, agli amanti del cinema e pure a coloro che non possono fare a meno della forma canzone. Non è un caso che l’alta dose di poesia nei loro suoni alberghi in un quartiere come il Mandrione, ripreso da Pasolini in quanto appartato e immune, dove le persone si aiutano ancora l’una l’altra e le cose perdute assumono una grazia innaturale.
Non ci sono punti cardinali riconoscibili, geograficamente parlando, nell’arte dei Vinegar Socks, proprio perché la centrifuga ne rende pezzi di difficile attribuzione: il pensiero va dritto a Beirut, nel senso di Zach Condon, a quei gruppi sassoni di devozione illirica -Ralfe Band, A Hawk And A Hacksaw- ai Decemberists più aulici, se proprio si deve orientare l’ascoltatore proveniente dall’indierock… Violino, mandolino, contrabbasso e chitarra, così nascono le composizioni di Paolo Petrocelli, Patrizio Petrucci, Marco Rossini e Jordan De Maio, che hanno realizzato anche cinque dei brani componenti la colonna sonora di “Dieci inverni”, transitato alla mostra di Venezia (fra gli altri partecipanti all’opera anche Vinicio Capossela). Si fatica a segnalare nell’insieme qualche punta di iceberg, tanto è il valore e la portata extra-nazionale dei VS: Zeppo è una marcia scoscesa in fuga yiddish verso il Mediterraneo, Rillaby Rill trattiene l’anthem Volga Volga riversandolo nel Mississippi alle foci del cajun, Madeleine invero proustiana induce all’alzata di gomito che prima ammalia poi colpisce, soggioga infine libera col sorriso. E ancora Xylophone fa le prove d’orchestra a scuola di musica in stanze adiacenti, Ashmites un corto dei Lumière sui primi stabilimenti industriali in Romania, Vacation from a vacation titolo bellissimo per gentile malinconia stevensiana, nel senso di Sufjan…
Tutte le canzoni di questo esordio folgorante sono ascoltabili in streaming nella pagina bandcamp dei Vinegar Socks, ai quali vada il più convinto viatico per i migliori riscontri con un disco che li merita tutti.
Vinegar Socks – “Zeppo”
(in anteprima esclusiva per Italian Embassy)








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