Canemorto, se ritornasse Ivan G.
Febbraio 10, 2010
Il Cane, Iosonouncane, Vittorio Cane, Black Eyed Dog, Ten Dogs… dati cause e pretesto e qualità dei suddetti, in Ambasciata si sono sempre preferiti dieci cani sciolti per strada, per me posson bastare. A chiudere la fila appunto Canemorto, nickname artistico di Antonio Nardi, frontman dei Colya e sagace cronista del moderno e del personale: il suo disco omonimo è appena uscito per MusicValley ed è ascoltabile in streaming integrale nel sito del musicista.
Con lui partecipano al progetto Leopoldo Giachetti e Martino Mugnai dei Velvet Score, e dopo un paio di premi De André il cane arriva alla corte di Pio Stefanini, autore e produttore per Irene Grandi e la sanremese-morganatica Noemi: un disco che spiazza coloro che lo trattano con sufficienza, i cani riconoscono chi vuol loro del bene e ricompensano centuplicando, ché nel capoluogo toscano si sta ricostituendo un nucleo leggero ma di spessore da tenere assolutamente in considerazione sul breve.
A 300 all’ora simula Ivan Graziani ma con dissonanze collaterali maxgazzose dal potenziale pop evidente, vibre internazionali oxfordiane con moderno spleen, in nuce le doti dell’album: non certo il solito cantautore, la solita voce (anche fra i falsetti) ma anzi un rapporto corretto con l’elettronica. Il ritornello continua per certi versi il percorso di A 300 all’ora, naif e deliziosamente sorpassato stile Umberto Balsamo, Se ritornasse il signor G omaggia il modello in chiave rock col ritornello irresistibile à la Gianni Togni, ironia e music for the masses a braccetto come sempre dovrebbe essere, questo ne sa e si fa uno shampoo, altro che certi epigoni masochisti terminali… La domenica italiana è una domenica serena e il fiorentino verace va in curva Fiesole: “oggi il cielo è viola, nella mia curva si vola” e non è un coro ma l’inno privato di chi tanto ha subìto con poca colpa, al punto di diventare quasi simpatico anche a chi proprio non dovrebbe. Fiorentina significa “Voi non capirete mai cosa vuol dire un goal per noi”, da Ivan a Ciccio (Graziani) escandescenze di chitarra e bandolo da riannodare con Giuliano non lo sa, il famoso cane che però si è salvato e chiudendo gli occhi è sempre l’uomo pigro di Agnese a figurarsi con una nuvola di fumo e a cantare ovviamente Firenze, che poco più tardi Nardi celebra con una cover mashata coi Radiohead… Ancora melodie incisive, arpeggi dolci, malinconia collosa in Un supermercato qualunque, quasi si desiderasse lo stato dimesso che trova un colpo di coda nel refrain portato ideologico di cinquant’anni di canzone italiana e del 3×2=6, lista della spesa con “pasticche alla voglia di uscire”, tre tempi zumpappà arcuati che senza strillare rendono originale il deflusso dal pezzo. Tramonto di una giornata uggiosa dice già dal titolo dove va a parare, un “abbracciala abbracciali abbracciati” che sorprende nella deriva acida, utilizzatrice finale di suoni 80 alla Level 42; Aereoplani a parte la disgrafia ci sta un apparente riempitivo che ancora una volta invece&però rivela epiche suggestioni floyd dopo la mezza, fin che i campanelli di Bel Natale (“di merda”) chiudono in gloria il salmo di un disco che riesce nella funzione di non percepire distanti la canzone italiana, d’autore e pop, col mainstream europeo e britannico venato di grandi prospettive e al contempo capace di parlare da subito alla gente indie, senza nostalgismi ma contestualizzando con grazia e sapienza. Meglio un Canemorto che un asino vivo!
Canemorto – “Se ritornasse il signor G.”
(anteprima download per Italian Embassy – courtesy Paolo @ Unomundo)








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