Amor Fou, questa vita non è finita
Marzo 1, 2010
Ho atteso con impazienza di pubblicare le prime parole ufficiali sopra un disco che mi corre parallelo dallo scorso Natale, e che ho amato da subito di quella passione che meritano le cose volute, cercate, ottenute come meglio non si sarebbe potuto. “I Moralisti” è tutto un programma, Amor Fou una ragione sociale nel significato intrinseco delle due parole: è con estremo orgoglio e pari soddisfazione che lo presento su Italian Embassy, due mesi prima dell’uscita il 4 maggio per EMI (dopo essere stato programmato il 2 aprile per La Tempesta: l’interesse delle major è un altro segno dell’attenzione attorno al progetto).
Perché questo album ha tutto per essere così importante? Presto detto. Contiene canzoni, che sono vite, che sono storie, che sono affetti e pensieri, che sono critica e percorrono un filo rosso, che tutto di colpo appare altro, che sono scuola e applicazione, volontà di potenza e cogitatio idonea. Perché “I Moralisti” sono la vera ignizione dopo una partenza se non falsa almeno frenata, il naturale continuum dell’EP “Filemone e Bauci” -qui il dialogo con Alessandro Raina- e la conferma sfarzosa, fluorescente e pluridirezionata di una maturità complessiva che non ha certo raggiunto il suo stadio massimale. Perché dopo molto tempo in Ambasciata si è pianto per/con una canzone (De Pedis), e con almeno un’altra ci si è esaltati, il refrain beat di Peccatori in blue jeans. La trattazione è la stessa che li incorona “disco rock & songs” del mese nel numero di Blow Up da oggi in edicola.
“Fuori c’è la prima generazione dai tempi della guerra che abbia trovato un’Italia peggiore di quella che trovarono i genitori. Non si può ignorarlo”. Fa sul serio: dopo la falsa partenza e l’assestamento, la navicella Amor Fou si libra narrando un catalogo di scelte di vita drammatiche, tra amoralità e moralismo da Stato etico per convenienza. In epoca di rimozione dell’individuo e carenza di osservatòri, tocca al cantautorato sviluppare inchieste neorealiste in luogo dei diari: ne esce, per la musica italiana tutta, un antidoto allo scadimento della vita, del suo valore e del suo tenore come lo fu agli albori del secolo il celebrato “Sussidiario” dei Baustelle. “Abbiamo usato solo strumenti analogici” dice Alessandro Raina, “pensando al pop socialmente consapevole: Blur, Gainsbourg padre e figlia, Air, Benjamin Biolay, e il folk moderno di Wilco e National. Una produzione low fi di alta qualità, non volevamo suonare compressi”. Nella difficoltà di estrapolare capitoli da un assortimento tanto eccellente, sono gli elementi a venire alla mano: De Pedis trasporta nella Capitale Un Roma-ntico a Milano, escalation strappacuore e recettori attivati ad arte per magnificare l’ambiguità fra narcisismo del potere e pentimento, Peccatori in blue jeansIl sesso degli angeli riapre i conti con l’ingente stagione beat del Paese, il brano per cui gli Amor Fou potrebbero (potranno?) essere ricordati dalla collettività. Spicca l’interpretazione durante -rimarchevole per ricchezza sonora, French touch e melodismo bossa- e brilla la difficoltà di Un ragazzo come tanti, dove i concept un tempo prevalenti sono diventati canzoni in equilibrio tra Viscogliosi, Flavio Giurato e i Blonde Redhead di “Misery is a butterfly”: l’amore gay cui un religioso rinuncia per coerenza, quanto è morale oggi la coerenza? Citare è un torto al legato Lauzi di Anita, il ritornello cristallino dell’ottima Le promesse, ouverture degregoriane e sottotesti (Il mondo non esiste respira Adamo), Cocaina di domenica universale e scientemente Baustelle. Per non dire di B.r.u.n.e.t.t.a. campionato mentre offende la cultura sopra una sfuriata da cambio di marcia, o ancora Dolmen cioè tre stringhe a rilevare un egocentrismo da ricondurre a unità, spesso causa di catastrofi nella coppia: “e se io fossi meno io / e se tu fossi meno tu / e se noi fossimo almeno noi” nel contesto postpunk-4AD che farfisa e piano spostano dal vivo in sulfurei tuoni kraut e prog… la titletrack serve i bimbi di “Comizi d’amore” con spleen a livelli M83, ennesimo sinolo tra magistero internazionale e migliore tradizione pop-autoriale d’Italia, borghese e non. Raina, Leziero Rescigno, Giuliano Dottori e Paolo Perego hanno probabilmente realizzato l’opera della vita, e importa più che se ne parli ancora tra almeno dieci anni che non pronosticarne adesso l’ipotetico disco in italiano dell’anno.








[...] Italian Embassy presenta in anteprima I Moralisti, secondo album degli Amor Fou in uscita ad aprile…. [...]
[...] capitolo della sua storia. I moralisti uscirà il 2 aprile per La Tempesta Dischi. On line il sito http://www.imoralisti.it che proporrà in forma video delle anticipazioni relative ai contenuti del disco. Musica e immagine [...]
[...] assoluta, un’anticipazione del disco. Peccatori in Blue Jeans in free dowload solo su Italianembassy. Lascia un [...]
[...] (nde): chissà non c’entri anche l’articolo di presentazione pubblicato su Italian Embassy… [...]
[...] Amor Fou, questa vita non è finita Ho atteso con impazienza di pubblicare le prime parole ufficiali sopra un disco che mi corre parallelo dallo scorso Natale, e che ho amato da subito di quella passione che meritano le cose volute, cercate, ottenute come meglio non si sarebbe potuto. blog: Italian Embassy | leggi l'articolo [...]