Mogli E Buoi, Officina49 (Cesena), 28.11.08
Dicembre 2, 2008
Quando penso alla frase “Italia nella morsa del gelo” vado con la memoria alla scena finale di “Le finte bionde”, Vanzina 1988, mio personalissimo film culto, quando degli emigrati del sud tornano al nord dopo Natale e scambiano per barboni degli arricchiti costretti al bivacco in stazione con le poche cose da cui erano coperti durante la vacanza tropicale. Va da sé che affrontare duecento o trecento km con neve o pioggia è già un atto d’amore verso la musica: questo mi dissi alla stazione di Bologna, il nord diviso dal sud per la neve appenninica e padana, treni in ritardo di ore. Figuriamoci i Fou, partiti da Milano con una defezione -dEBE, il tastierista- e i due cantanti malconci, in preda alla neve: stoici quant’altri mai, arrivano al locale dopo le 22, pronti per un check veloce e dritti sul palco. C’è da dire che Officina 49, locale gestito da tre anni da un trio di musicisti col cuore sospeso tra la Romagna Felix e l’America, è uno dei luoghi in Italia che ti mette a tuo agio sia a piano terra, con divani vintage, riviste inglesi e consolle d’ascolto, che salendo le scale, con il palco inquadrato da una cornice teatrale, da Otello di filodrammatica di provincia. La venue di via Roncofreddo programma da tempo ottime serate con il conforto del pubblico, tra le quali si annovera l’appuntamento mensile con Mogli E Buoi: estensione fisica della rubrica cartacea di Blow Up, che ogni volta presenta due band accomunate da genere/provenienza/label più il set mio e di qualche ospite. A completare la serata gli autoctoni Granturismo, guidati dal carismatico Claude Horser e viaggiatori del tempo, alla ricerca della perfetta canzone italiana. L’audience arriva mentre i Fou sono al secondo brano, si dispone sullo sfondo e pare apprezzare la versione inedita del gruppo milanese, ancorché le tastiere lo privino della possibilità di suonare alcuni pezzi forti (Mandarini, Editing) oltre che del provvidenziale glamour. Il finale acido e disperato di Barcode, ripetuto l’indomani ad Indipendulo, lascia intendere che la rivelazione pop della stagione rende al meglio in formazione completa: intanto applausi per la voglia di esserci. Al cospetto dei Granturismo si presenta una cospicua folla di aficionados, irretiti da Claudione che li invita nelle prime file: i musicisti alle sue spalle macinano velocità nell’affrontare le curve del cantautorato, ora sotto forma di Bubola (Addio tristi lunedì) ora proiettato ai 60s di Sylvie Vartan (Tutta lucciole) e dei Rokes (E il tempo va). Cavallaro è un animale da palco, Ligabue genuino che regala l’accelerata di Insieme a te non ci sto più e il pathos pre-emo dentro Una carezza in un pugno. Il popolo è conquistato, le studiate selezioni di Toffolo e Donut lo mantengono, si fanno le 4 come niente. I venerdì di dicembre saranno appannaggio della benemerita Societas Raffaello Sanzio -essa stessa contaminata a breve dai suoni di Black Fanfare-pertanto si torna in Romagna nel mese di gennaio, sotto il segno della qualità con prospettive radiose merito di un ambiente ricettivo.







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