Indipendulo al M.E.I. (Faenza), 29-30.11.08
Dicembre 2, 2008
Da sopra il palco Indipendulo è una marea che si accorcia e si dipana, finisce di srotolarsi e te la trovi dall’altra parte, quando una sirena o un usignolo a pochi centimetri da me le chiedono di avvicinarsi.
I due giorni del padiglione E sono sensatamente il motivo per cui tornare al MEI, assieme al vino e all’etica di Musica Nelle Aie che staziona nella corte d’asfalto.
Con l’usuale maestria, passione e competenza il nucleo di Trovarobato/Magazzeno Bis ha imbastito l’ennesima prova di alterità, coprendo il panorama indipendente come un lenzuolo mai troppo corto: periti del suono preciso accostati ad esegeti dal testo facile, duetti sofisticati a precedere omologhi improbabili ma alquanto catchy, improvvisatori jazz, giocattoli ed esperimenti elettronici. Seppur stanchi e provati dalla restante movida faentina, tanto vorticosa quanto di dubbia utilità per i musicisti stessi, Michele Orvieti e i suoi partner operativi cuciono la scena senza scadere mai nel banale, puntualizzando ciò che accade e concedendo alla musica il doppio del tempo ricavato a forza negli altri palinsesti.
A riverberare i contenuti nel mondo intero sta una efficiente staffetta di Radio, Sherwood in prima fila: cerco Barba-ra e Barba-luca mimetizzati tra i fonici al mixer. Sabato invero ci si poteva aspettare qualche presenza in più: la avrebbero meritata i Calibro35 che hanno performato uno show di rara intensità, svisando le colonne sonore d’un temps con ferocia rock e liquidità funk.
A loro la palma dei king, seguiti a ruota dai rinnovati Le Man Avec Les Lunettes, cui la formazione a cinque/sei rende finalmente giustizia; dai sempre eleganti A Classic Education, dai quadrati Pocket Naked e dalla dirompente Post Bong Band degli Eterea, non una novità per il nostro pubblico. Sul lato del tendone fanno affari i banchetti delle distribuzioni, con Marino Malagnino che illustra le musicassette della sua Nuova Musica Rurale. Se è vero che negli anni precedenti l’iniziativa si svolgeva in giornata unica, quest’anno l’opposizione al Gelmini-pensiero si è concretizzata nel raddoppio: la domenica era già prima il territorio di caccia preferito dagli indie fan, si conferma tale riempiendo come un uovo il padiglione fin dall’inizio.
La defezione degli X-Mary per motivi di salute è superata in scioltezza dal reclutamento di una Tafuzzy All Star che rivela potenzialità inaspettate nell’interplay… è solo l’inizio di un delirio collettivo chiamato Camillas prima e Musica Per Bambini poi. I pesaresi divertono, straniano, fanno battere mani e piedi e muovere la testa, le loro filastrocche rodariane andate a male paiono già essere un piccolo culto che ne suggerisce la professione durante plurime e fruttuose sedute dal vivo.
Altrettanto omicide le velleità del teatrale trio piacentino, marionette di se stessi impegnate a costruire un mondo migliore partendo dallo smantellamento di quello vecchio a colpi di techno.
Intanto si fatica a respirare, fuori piove ed entrano tutti, il movente è semplice: Le Luci Della Centrale Elettrica, protagonista nel 2007 di uno speech memorabile senza microfono dai tavolini al buio, ha appena ritirato il premio Fuori Dal Mucchio e viene ad esporre tre suoi momenti, inframmezzati da un reading del libello in uscita. Il MEI è ai piedi di Vasco Brondi, qualsiasi cosa egli tocchi diventa oro e gli oratori sono sinceramente compiaciuti.
Al termine del breve act Vasco resta nei paraggi per il composto blues del talentuoso Samuel Katarro -sorvoliamo sul nick- e per la grande sorpresa della giornata: la padovana Debora Petrina, abitualmente pianista jazz con trascorsi negli Stati Uniti e al fianco di Patrizia Laquidara, sciorina un set temperato e schizoide, reggendo sul piano e su una vigorosa batteria canzoncine all’apparenza esili ma al fondo dotate di propellente autonomo. Uguale e diversa a Beatrice Antolini, al meeting l’anno scorso.
Sempre di un altro pianeta risultano Il Moro E Il Quasi Biondo, ensemble friulano che di minuti campionamenti si nutre, su parti suonate e fili logici noti solo a chi li esegue: che siano i Matmos italiani è più di una impressione.
All’elettronica in divenire succede lo spirito da palco degli Annie Hall, reduci dal tour francese conclusosi il giorno prima, che regalano la chicca di un nuovo brano dall’attesissimo disco in uscita a primavera. E’ caldo, le magliette Minnesota-oriented di Pippola e Organetta vanno via come il pane mentre salgono sul palco i Blake/e/e/e per il degno finale: la duplice storia dei Franklin Delano e dei Massimo Volume a convergere in una vicenda nuova, fatta di dub magnetico e ritmi esotici, tradizione ancestrale e capacità di scrittura, sublimate nell’interpretazione da sciamano di Paolo Iocca. Esauriti i Chinese Awards con le motivazioni bizzarre commentate nella maniera più adatta possibile, Indipendulo celebra il suo terzo consecutivo successo e lascia intendere di ambire a uno spazio ulteriore che non siano due soli giorni all’anno: la rassegna itinerante ormai s’impone.
Sul tema MEI ha scritto, in maniera assai condivisibile, anche Emiliano Colasanti.
Questo articolo è stato redatto anche per Sherwood.









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[...] giornata, e quella 2007 trionfale per numero di presenze ed empatia sopra e sotto il palco, il 2008 del consolidamento cede a venti nomi di buono spessore, debitamente assortiti, qualche calibro e [...]