Edwood, you black emperors!
Bentornati, era ora. Intercity è stata una deviazione italofona non riuscita col buco: no, meglio gli Edwood così indietronici e internazionali, notwistiani ed elettroacustici, quelli di prima, di sempre. L’opera del coming back ha nome “Godspeed” ed è stata prodotta da Giacomo Fiorenza per A Cup In The Garden, che la farà uscire il 15 ottobre.
E’ l’etichetta labronica -che ha in uscita anche i belgi King Me dopo i locali Hollowblue- a dare le coordinate di sè e di conseguenza anche dei nuovi/vecchi Edwood: “astonishing music, brilliant pictures and catchy words”, e una copertina con biglie infantili e pre-ciclistiche è congruo biglietto da visita che da un lato ben predispone, dall’altro rassicura del valore che tutto sia intatto, per fortuna, come prima, come sempre.
Meet someone else mette subito in chiaro che la voce di Fabio Campetti è nata per cantare in inglese, che questa musica regge meglio l’idioma maggioritario, l’alchimia che si crea con il gas elettronico mirato che non inficia una costruzione tipicamente nelle corde della band gardesana. Caravan#1 è ninnananna pomeridiana di farfalle, la solita interpretazione volutamente metallica e impersonale con inserto vocale effettato, la si confonde ben presto con altri brani dalle due precedenti release, quelle che ce li avevano fatti piacere e siccome le orecchie non cambiano ci piace anche questa, sintomo di scrittura solida e potere di suggestione un gradino sotto l’epico. Happy together dalle credenziali illustri inizialmente crepita di ciò che era la Morr Music, poi si struttura in maniera abbastanza oscura e ossessiva in un contesto arty pop sperimentale, come fossero i My Awesome Mixtape più piani, delicati e convenzionali: un brano decisamente riuscito. Millions sorprende per la voce di Sara Mazo (ex Scisma), che manca dalle scene da qualche tempo: un carillon di glockenspiel che gira su se stesso e racconta, potrebbe diventare un contro-inno per i fan italiani (e non solo!) dell’estetica 4AD, per non dire di Loveless che capta benevolentia con lo stampo, queste canzoni le fanno loro e solo loro, la cifra è data anche dalla cassa della batteria che attutisce i colpi. Galaxies sono gli “altri” Edwood che preferisco, dove l’aggettivo dreamy raccoglie quanto promette come una congiunzione astrale degli elementi, dolcezza e ritmo, proprietà e orecchiabilità, mentre Crocodiles riporta in primo piano la bruma floydiana che dice: ormai è settembre (anzi ottobre, quando uscirà il disco), mettete via Best Coast e la canottiera dei Celtics, tristezza eh? Benvenuta, nel caso. Miss sunshine blippa sale e pepe l’ormai solita litania d’appello degli Edwood, la titletrack più nuda a creare un ciclo melodico, cosa che a Campetti riesce sempre abbastanza bene: perché poi un pezzone rocky come Hurricanes, in cui tra l’altro compare Alessandra Gismondi degli Schonwald/Vessel, è relegato al rango di ghost track? Una coda bellissima e leggera, pur vibrante e tirata, come se ne sentono poche se non ti chiami Arcade Fire. In definitiva, l’ennesimo bel regalo degli Edwood a un paese che non li ha mai amati quanto avrebbero meritato (e non sono i soli): se avete apprezzato i primi due album, succederà anche con questo, altrimenti provateci una buona volta…
Edwood – “Millions” feat. Sara Mazo
(anteprima assoluta per Italian Embassy – courtesy of the band)







