IOSONOUNCANE,reality dope show
La finite di far piovere dischi belli & importanti sulle nostre teste? No per carità, non fatelo. Che quest’anno non abbia a finire mai. Verso la fine ne arrivano che segnano: Jacopo Incani, cagliaritano di Bologna in arte IOSONOUNCANE, dà alle stampe con Trovarobato “La macarena su Roma”, il migliore dei telegiornali che non vedrete mai. Dal 22 ottobre.
Mai come in questo caso referenze e termini di paragoni, specie se esterni alla “mentalità” della stessa etichetta, offrono consulti labili e aleatori per comprendere il fenomeno. Immaginate un flusso di parole che siete voi, nessuna lasciata al caso come la narrazione (sic) dei trascorsi politici, personali e familiari dell’atleta in questione spiega poi facilmente. “Dagli alberi delle mele, pere non ne crescono”… Le parole che seguono sono quelle che su Blow Up ho dedicato all’argomento.
Buongiorno sono Jacopo, in cosa posso esserle utile? E’ per avere soddisfazioni come l’ascolto di questo disco che svolgiamo (svogliamo?) anche questo mestiere, dopo aver skippato parecchie release insipide altrui: Jacopo Incani, cagliaritano trapiantato a Bologna già nei seminali Adharma, col nick IOSONOUNCANE dà corso alle recondite pulsioni di ciascuno di noi (c’è molta morte, immigrata, del sabato sera, operaia, l’Italia quando cambia canale al peggiore tg), combinando in un megafono egotico collettivo passato di mano gli sprazzi di citazionismo spinto, una mentalità lomografica, il rifiuto di ogni metrica e di tutti i politically correct, l’abitudine a riprocessare i propri stessi suoni. Un processo breve registrato con Roberto Rettura usando chitarra acustica, campionatori, loopstation, drum machine, tastiere giocattolo, piccole percussioni dal suono aggressivo dove l’errore viene elevato a possibilità e la soglia di attenzione al discorso veloce dev’essere molto elevata. Summer on a spiaggia affollata anticipa la realtà con uno scacciapensieri da fine dei Doors, la morale affidata all’angelo e al diavolo sulle spalle, l’instant del coro tottiano che ha arricchito Jack White e diventa pollaio; Il boogie dei piedi è sadica satira sul tema del razzismo che continua da traccia 1 perché non è mai andato via dall’Italia, e termina spaventando il canto a tenores. Il corpo del reato fa chiudere le mani alle orecchie dell’abisso irriferibile che farà godere mezza Italia al minuto 1’18” come stolti che guardano il dito mentre la luna sviluppa il proprio cortometraggio beat tra highlights di umor nero anticonformista in extremis e flash di vittorie elettorali insperate su programmi fungibili, sguaiate arditezze vocali (Quintorigo?) in un alveo tortuoso che fa zig zag tra le vicende con fermo invito all’individualità: “mani strappate all’enalotto, quelli come te sono stati vivi solo quando sono morti”… Animali e rumori creano un tappeto più groovy dell’ipotesi ai Grandi magazzini Pianura, da una parte Musica Per Bambini dall’altra Uochi Toki. Torino pausa pranzo: “il coccodrillo parente stretto delle borsette è il prezzo da pagare per i prezzi da scontare”, Vincenzina e la Thyssen sono arrivate fin qua, e il ripetere inconscio dei gesti componenti la macarena fa parte di questo asporto del cervello, l’altra metà pezzo, non nuova, sono sample glo-filizzati dall’oniria pubblicitaria e filtrati come in un videogame. Lato B, le casse Superstiti dialogano fra loro in esilarante sogno sardo d’oltretomba precario e sociopolitico sui morti vivi: è un Paese per vecchi quello del Sesto stato -gran titolo- una tenue, formale, fantozziana domenica delle salme che recita: “invecchiano nel silenzio dei call center i prigionieri politici mentre i superstiti stipati negli aperitivi s’incatenano solidali alla libertà di potersi incatenare”. Il famoso goal di mano l’avrei prodotta jungle, modesto effluvio cinelounge sul finire dei circenses (santa maria del Pacione) e il pane fuori dall’arena, ma è la titletrack, come è logico, a dare la cifra del disco: monumento alla nequizia televisiva commentata ad alta voce in flow da nove minuti, Truman blob che ha stravolto l’Italia e i suoi valori, luoghi comuni del neoproletariato dove anche il padrone conosce le stesse 300 parole dell’operaio e come dice Celestini -invisibile Virgilio nel percorso urbano- mentre un tempo la classe dominante ascoltava Mozart e quella sottoposta ascoltava Claudio Villa ora entrambe ascoltano Gigi d’Alessio. In mezzo a rodimenti familiari electrojazz, l’Italia è una repubblica che sparla sul lavoro e lascia stare i fanti: “sanno solo fare figli, disgrazie e figli, schifezze e figli”, tutto il parterre di Isotta di Pippo Franco in un clima da Ultimo Capodanno di Ammaniti e un timido spazio alla speranza fattiva che non sia più così. La pendola di Giugno intreccia vita e opera, il finale scopritelo da voi… Rifacciamoci la bocca coi cd buoni di gusto, tra i migliori di sempre per Trovarobato.
IOSONOUNCANE – “Il corpo del reato”
anteprima assoluta per Italian Embassy – courtesy Michele at Trovarobato







