Non ammissibile il “diritto a non nascere”

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Il diritto a non nascere non esiste perchè è “la vita, e non la sua negazione (…) il bene supremo protetto dall’ordinamento”. Ad affermarlo sono le Sezioni unite di Cassazione, sentenza n. 25767 del 22 dicembre 2015, che con tale pronuncia hanno formalmente respinto l’istanza di risarcimento presentata dai genitori di una bambina down contro l’Asl di Lucca e i primari dei reparti di ginecologia e del laboratorio di analisi che avevano seguito la gestante.

Secondo i ricorrenti, i medici erano colpevoli di non aver diagnosticato la patologia da cui era affetto il feto, nonostante i timori espressi dalla madre e dal padre, e la volontà di non voler mettere al mondo un bimbo o una bimba con malattie. Se correttamente informata – si legge infatti nelle motivazioni dell’istanza – la madre avrebbe deciso di abortire.

Nel disporre un nuovo processo davanti alla Corte d’appello di Firenze per approfondire  la possibilità di una «prova presuntiva» del fatto che la madre avrebbe realmente optato per l’interruzione di gravidanza, i giudici hanno tuttavia colto l’occasione per ribadire come non esista alcun diritto a non nascere, tanto più che di esso si farebbero unici interpreti i genitori, attribuendo alla volontà del nascituro il rifiuto “di una vita segnata dalla malattia e, come tale, indegna di essere vissuta”.

In ulteriore aggiunta, le Sezioni unite ricordano come si tratta di “cosa diversa dal cosiddetto diritto di staccare la spina, che comunque presupporrebbe una manifestazione di volontà ex ante, attraverso il testamento biologico”. E, dunque, non è corretto l’accostamento tra le due diverse situazioni.

In integrazione, i giudici pongono poi in guardia dal “rischio di una reificazione dell’uomo, la cui vita verrebbe ad essere apprezzabile in ragione dell’integrità  psico-fisica“. Una visione eugenica che in Italia non è stata mai affrontata pienamente, e che invece in altri Paesi ha raggiunto livelli di confronto più interessanti.

Con la stessa occasione, la Cassazione ricorda quanto la pretesa risarcitoria del nato disabile verso il medico finisca con l’assegnare al risarcimento “un’impropria funzione vicariale, suppletiva di misure di previdenza e assistenza sociale”.

Insomma, nessun risarcimento alla coppia di genitori che ha avuto una bambina down. E, a noi, la sola speranza che questa bambina possa crescere con tutto l’amore che necessita una vita.

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