Quando una donna partorisce prematuramente

Parto prematuro

La gravidanza di una donna sembra quasi una favola. Ha la durata di circa nove mesi, periodo durante il quale il piccolo principe, ovvero il bambino, cresce pian piano nell’utero materno. Un utero che lo protegge dal mondo esterno, lo coccola, lo alimenta per poi espellerlo quando arriverà il momento, quando il nostro bambino sarà cresciuto abbastanza da poter affrontare tutto ciò che è all’esterno.

È un processo meraviglioso, un mistero affascinante della natura, una gioia immensa per tutte le donne e non solo, è un desiderio che prende forma, un sogno che si avvera, una responsabilità da affrontare per tutta la vita insieme.

Abbiamo detto che questa favola solitamente ha la durata approssimativa di nove mesi, sebbene possa capitare di dare alla luce il proprio bambino anche una, o al massimo due settimane prima del termine fissato dal ginecologo. Tutto nella normalità. Ma come in tutte le cose, anche qui vi possono essere delle eccezioni.

Ci sono casi, infatti, in cui, per motivi probabilmente verificatesi nel corso della gestazione, e che non staremo ora ad elencare qui, il bambino decida di porre fine alla gravidanza materna con addirittura un paio di mesi d’anticipo. In questo caso si parla di “nascite premature”, ovvero verificatesi prima di quanto previsto.

La parola “prematura”non deve però spaventare o generare alcuna forma di preoccupazione generale. Le innumerevoli evoluzioni compiute dalla medicina in questi ultimi anni ci consentono, infatti, di affrontare serenamente tali situazioni, quasi come se questi casi rappresentassero poi la normalità.

Esistono macchine, dette “incubatrici”, o comunque interi reparti e persone qualificate, pronte a far fronte a queste nascite e a garantire la sopravvivenza dei neonati prematuri, mettendoli nelle condizioni ottimali di poter continuare il proprio cammino, anche al di fuori del caldo e accogliente utero materno. Nascere prematuramente non costituisce quindi un handicap, in nessun caso: sono eventi che possono accadere, ma gli ospedali sono attrezzati in tal senso. Per cui rasserenatevi: la favola ha sempre un lieto fine, e il piccolo principe c’è!

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