Sterlina, cresce la fiducia verso la soft Brexit?

Nei giorni successivi alla pronuncia della Corte Suprema britannica circa il suolo che il Parlamento sarà chiamato a svolgere nell’avvio delle negoziazioni, e nei giorni successivi alle dichiarazioni “programmatiche” sulla linea che il governo intende seguire nel periodo che disciplinerà lo “stacco” dall’Unione Europea, la sterlina è riuscita ad apprezzarsi parzialmente sia contro il dollaro statunitense, andando a riguadagnare i livelli preFOMC, sia contro euro.

I movimenti, comunque, non sembrano essere totalmente sorprendenti, visto e considerato che ci pare evidente che sul mercato stia prevalendo una moderata fiducia che il Parlamento britannico non ostacolerà affatto l’avvio dell’iter di Brexit nei tempi concordati. D’altronde, sarebbe difficile per il Parlamento assumere una posizione “oppositrice” nei confronti della Brexit, visto e considerato che così facendo andrebbe contro alla decisione popolare assunta con il referendum del giugno 2016, con ciò che ne consegue (scioglimento delle Camere in primis). Inoltre, perfino il partito laburista, che apparentemente sarebbe dovuto essere quello più contrario alla Brexit, ha comunque già reso noto di voler assumere una posizione omogenea verso l’approvazione dell’avvio dei negoziati.

Un altro motivo che sta supportando la ripresa della sterlina è, in buona evidenza, il fatto che la May abbia compiuto un buon discorso chiarificatore sugli obiettivi negoziali, andando a dissolvere quello stato di incertezza che prima deprimeva il cambio. Con questo clima sullo sfondo la sterlina beneficia anche del susseguirsi delle indicazioni positive che arrivano dai dati. Migliore delle attese di consenso è stata ad esempio la recente indagine CBI sul settore industriale.

Insomma, la sterlina sembra essere attesa da un trend di lento miglioramento nel corso delle prossime settimane, recuperando le posizioni che erano state perse nel periodo successivo all’esito del referendum. Per quanto concerne in particolar modo i rapporti con il dollaro, la valuta britannica dovrebbe approfittare anche del fatto che la valuta verde potrebbe subire gli effetti negativi derivanti dal clima di incertezza che Trump sta contribuendo a elevare: i suoi primi provvedimenti troveranno applicazione nei prossimi giorni, mentre si attendono altre dichiarazioni programmatiche che avranno presumibili effetti di acuire l’aleatorietà sul segmento.

Per quanto concerne invece l’euro, riteniamo che le sorprese saranno di meno. La BCE ha oramai avviato una sorta di “pilota automatico” per tutto il 2017, e prima della seconda parte dell’anno difficilmente si parlerà di tapering e di disimpegno dalla politica monetaria super accomodante da tempo adottata…

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