Top

Black Candy produce i Futureheads

Giugno 4, 2010

THE FUTUREHEADS
“THE CHAOS”
Album in uscita il prossimo 18 Giugno 2010 sull’ etichetta italiana  Black Candy

VENERDI’ 18 GIUGNO
ONDE ROCK – TRASIMENO MUSIC FESTIVAL @ CASILINI – PANICALE (PG)
A due anni da “This Is Not The World”, ritorna lo straordinario quartetto di Sunderland con il nuovo lavoro “The Chaos”, quarto album della loro carriera e sicuramente il più personale e convincente disco sin qui realizzato dalla band
The Futureheads si ripresentano con convinzione, energia, coraggio e con un rinnovato sound in un momento di estrema incertezza e confusione per il loro paese (e non solo).  E’ proprio da questa situazione di instabilità che nasce l’ispirazione per comporre i nuovi pezzi, scritti e arrangiati durante un ininterrotto tour mondiale che li ha visti dividere il palco anche  con The PixiesPearl JamFoo Fighters
Con “The Chaos”, la band reagisce alla confusione che regna e li attanaglia affrontandola a testa alta, un album che rifiuta fortemente il compromesso. Mentre il pubblico affronta decisioni collettive per il futuro con poche chiarezze, The Futureheads rappresentano una nuova speranza.
È un momento cruciale per alzare gli spiriti e diventare positivi e “The Chaos” è un disco positivo sia per i suoni che per il messaggio che lancia.
Se per movimento punk si intende l’ottica del fai da te, con ideologie anti-autoritarie, cercando e lasciando cercare una mano e un contributo a chiunque si incontri sul proprio percorso, allora The Futureheads sono a tutti gli effetti una Punk band.
Se inizialmente Barry Hyde, Ross Millard, David “Jaff” Craig e Dave Hyde avessero avuto un’idea brillante, sarebbe confluita senza alcun dubbio dentro “The Chaos”.
Prodotto da YouthDave Brewis (Field Music), “The Chaos” riporta i quattro di Sunderland oramai padroni del cosiddetto B>E>A>K rock, con le stese caratteristiche e le stesse passioni con le quali esordirono col loro primo lavoro.
Non ci sono restrizioni.
La prima traccia, che dà anche il titolo al disco, strapazza il nostro cervello e il nostro cuore, facendoci viaggiare alla velocità della luce, trasportandoci verso zone satellitari per poi riportarci alla velocità di un conto alla rovescia. ‘Struck Dumb’, con i suoi riff diretti e potenti, ci porta all’azione istantanea stampando dei bei sorrisi sui nostri volti grazie ai segreti della combriccola di Sunderland.
‘Heartbeat Song’ salta fuori dalla mischia come una delle più grandi pop song mai scritte dalla band. Tutto sta nel sentire il battito del suo cuore, il ritmo e le sue note, premendo il tasto repeat non appena finisce. La veloce‘The Connector’ mescola chitarre incisive ed elettrizzanti armonie.
Rilassate i muscoli della mente mentre il quartetto gioca con splendire armonie musicali. ‘Jupiter’ inizia con un’atmosfera gosperl, qui riadattata, prima di esplodere in mille sfaccettature dai colori brillanti: un caleidoscopio di glam-rock, port-punk, e progressive. ‘Sun Goes Down’ ti toglie il respiro per rendertelo l’istante dopo.
Dopo avere reso disponibile il download gratutito di ‘Stuck Dumb’ a fine 2009, è ‘Heartbeat Song’ il primo singolo ufficiale estratto dall’album. Con “The Choas”, i quattro combinano il loro armonico marchio di fabbrica con un tiro ancor più punk.  più duro;
The Futureheads danno vita a sicure melodie con la saggezza di una band che si è  sensibilmente temprata dal 2003 ad oggi.
‘Heartbeat Song’ sta attualmente dominando le radio britanniche .
Undici pezzi , che fugano ogni dubbio. The Futureheads sono una della band più importanti al mondo!

www.blackcandy.it
www.comcerto.it
www.audioglobe.it
www.thefutureheads.co.uk

EildentroeilfuorieAnanab84, un anno

Aprile 23, 2010

“Il 25 aprile Ananab compie un anno“, mi scrive Lorenzo Lemme, il capretto saccente alla batteria di Eildentroeilfuorieilbox84. “Vorremmo dare il via in pompa magna al download gratuito, magari con un’intervista”… detto, fatto: i grottrockers della Capitale si mettono a nudo di domande estemporanee, a corredo della libera disponibilità del loro ad ora ultimo lavoro.

Intanto una presentazione all’americana: EidEifEib84 sono Giorgio Rampone ovvero il vitellone numero uno (chitarra, voce, ruggito), Giuseppe Gioi Maulucci cioè il vitello semplice -basso, voce, psicorchestra, indi appunto Lorenzo Lemme, ma anche Alessandro Ciccarelli alias il caprone espiatorio, che suona i fiati e le ombre da gabbiano ferito, e perché no Cristina “Citrulla” Spanò that is l’agnellino fragile che dipinge in action painting durante i concerti del quartetto.

Read more

Penisola deserta / Aurelio Pasini

Aprile 18, 2010

Dopo molto tempo, alla spicciolata continuano ad arrivare segnalazioni per “Penisola deserta”, l’informale richiesta di chart per i dieci prodotti italiani considerati autonomamente migliori nel decennio 2000-2009: è la volta di Aurelio Pasini, giornalista del Mucchio Selvaggio, autore di volumi per Arcana, collaboratore di All Music Guide ed editore di vinili per Black Kitten Records.

Baustelle – Amen

Un disco talmente zeppo di strati e di riferimenti da far girare la testa, anche dopo innumerevoli ascolti.

Paolo Benvegnù – Piccoli fragilissimi film

Perché canzoni così intense non sono in tanti a saperle scrivere. Paolo è un patrimonio per la musica italiana, e sarebbe ora che tutti se ne accorgessero.

Vinicio Capossela – Ovunque proteggi

Probabilmente il disco più coraggioso pubblicato da un artista italiano di area major nell’ultimo decennio.

Giardini di Mirò – Rise And Fall Of Academic Drifting

Brani che risentiti oggi – ed è successo in occasione del trentennale del Covo – fanno ancora venire i brividi.

Julie’s Haircut – After Dark, My Sweet

Il suono di un gruppo liberatosi da ogni pastoia stilistica e formale, che semplicemente fa quel che sente di fare. Ed è un gran bel sentire.

Kleinkief – D’amortelocanto

Un lavoro coraggioso da un punto di vista sia stilistico che compositivo, diverso da tutto quello che la band aveva fatto prima e da quasi tutto ciò che si ascoltava in quegli anni. Anche per questo, non ripetuto e irripetibile.

Le Luci della Centrale Elettrica – Canzoni da spiaggia deturpata

Al di là di tutto, un disco che incarna perfettamente il disagio di una generazione.

Offlaga Disco Pax – Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione)

Perché sono riusciti in un’impresa sulla carta impossibile: rendere universale e condiviso un immaginario noni soltanto fortemente locale, ma anche lontano nel tempo.

Perturbazione – In circolo

Canzoni d’autore senza la pretesa di esserlo, enormi proprio perché piccole. Un capolavoro di equilibrio fra stile e sentimento.

Valentina Dorme – Capelli rame

Perché, al di là della qualità (molto buona) delle musiche,  in Italia testi così non li scrive quasi nessuno.

Esclusioni dolorose: Afterhours (Quello che non c’è), Blake/e/e/e (Border Radio), Bugo (Sentimento westernato), Mariposa (Mariposa), MiceCars (I’m The Creature), Yuppie Flu (Toast Masters). E ancora: Jennifer Gentle, Verdena…

La playlist italiana di… David Byrne

Aprile 17, 2010

Il celebre musicista nel suo “programma radio” online sceglie alcuni classici del Bel Paese (Modugno, Conte, Canzoniere Grecanico Salentino) e li assembla con qualche realtà dal presente (Debora Petrina, Carmen Consoli, Marco Parente): questo l’effetto.

L’indie a Brescia / 2. Nicola Bonardi

Marzo 1, 2010

Da qualche anno, se si considerano le musiche indipendenti, Brescia è nel vortice. Un turbine di artisti, consorzi, realtà associative, eventi attraversa capoluogo e provincia come raramente accade in Italia. In quattro puntate Italian Embassy cercherà di mettere a fuoco cosa sta succedendo right there, right now per mezzo della voce di protagonisti e osservatori, realtà che spesso e volentieri coincidono.

Dopo le parole di Paolo Bruno, è il turno di Nicola Bonardi, web editor di Hukapan (la produzione di Elio e le Storie Tese) e soprattutto speaker a Onda d’Urto nella conduzione di Radiotaksi, emittente e programma che giocano un ruolo essenziale nella prima diffusione del prodotto interno netto.

Ti sei mai dato una risposta, e se sì quale, al gran numero di band e solisti e progetti laterali che da Brescia si sono fatti notare in tutta Italia e oltre, un numero sensibilmente più ingente e continuo rispetto al vicinato? Il “caso” o ci sono condizioni fertili per poter crescere?
Credo che Brescia, molto semplicemente, stia assistendo alla fioritura di una situazione coltivata negli anni, qualcosa che è maturato sottoterra, senza fretta e con le giuste cure, direi quindi che parlare di caso, oltre che ingeneroso, sarebbe del tutto fuorviante. Sarà che siamo una piccola città in una provincia immensa (la più estesa d’Italia) che comprende ogni tipo di paesaggio, dialetto, cibo, usanza, sarà che negli anni ’90 l’esempio dei Timoria e a dire il vero in maniera maggiore degli Scisma è stato seguito da una pletora di ragazzini che oggi sono adulti e continuano a portare avanti discorsi musicali: insomma credo si tratti di più fattori che si sono coagulati e i cui frutti sono ora visibili anche al di fuori.


Come è percepito invece questo “boom” in città? quante persone coinvolgono gli eventi, quanti fra i giovani bresciani sanno e seguono la scena, quanti si danno da fare o sono semplicemente curiosi? c’è modo di allargare questa cerchia? esiste un fenomeno di emulazione, tipo wannabe-Milano o c’è un certo “pride” nel sostenere le cose dei propri vicini e amici?

Parto dal fondo della domanda: non credo che a Brescia sia mai esistito il fenomeno del wannabe, sarà il carattere prettamente industriale ma una delle forze di Brescia è la concretezza, quindi piuttosto che perdere tempo a cercare di emulare altre scene… ce ne siamo creati una! La cosa bella è che tutto ciò non è avvenuto secondo una pianificazione precisa e dall’oggi al domani, ma come dicevo prima ha avuto (e continua ad avere) una gestazione lenta e costante. D’altra parte (sempre a causa di quella concretezza di cui sopra) non siamo nemmeno inclini ai facili entusiasmi e c’è sempre la tendenza a rimanere coi piedi per terra; certo, il fatto che la situazione sia ottima è ormai sotto gli occhi di tutti ed è inutile negare che ciò susciti un certo orgoglio, specialmente perchè i riconoscimenti sono ormai pressochè unanimi. E’ impossibile non notare che viviamo un momento in cui è addirittura difficile annoiarsi: il numero delle proposte e dei locali da frequentare, considerando le dimensioni ridotte della città, è davvero di tutto rispetto. Se poi si prende in considerazione la provincia (forse il vero motore di tutto ciò che poi prende corpo in città), allora ci si perde davvero e siamo al punto che le situazioni da seguire spuntano come i funghi. Per questo motivo, definire quante e quali persone movimentino effettivamente la scena e quante siano semplicemente curiose è impossibile, ma ti basti sapere che capita spesso il fenomeno osmotico per cui i semplici curiosi finiscano col creare a loro volta qualcosa portando nuova linfa vitale al tutto. In sostanza quello che tu chiami “boom” è percepito come tale da chi non è bresciano: noi lo viviamo semplicemente come un momento molto piacevole, in cui finalmente si può godere di musica di qualità, di mostre, di cinema e di esperimenti vari, il tutto a pochi metri da casa.


Spesso in altri settori economici -anche la musica indipendente ha una sua economia- viene invocato un “sistema”, un coordinamento che peraltro (penso a BandSyndicate di Paolo Bruno ed altre realtà) in città pare sussistere. Secondo te è necessaria una struttura che componga le varie entità e le promuova fuori con maggior peso, anche per ottenere “di più” -sale, sconti, eventi, fondi etc- dall’ente pubblico locale?

E’ una domanda interessante che potrebbe essere posta su scala nazionale: sappiamo bene quale sia il reale interesse delle istituzioni nei confronti delle realtà musicali per così dire underground e cioè zero. A Brescia non è diverso che altrove e le “cose” vengono create e portate avanti al 99% dei casi senza alcun sostegno reale da parte di chi comanda, anche perchè, parliamoci chiaro, in una città nelle mani della Lega più becera nessuno si fa illusioni (e non che col centrosinistra fosse poi tanto meglio). Considerando ciò, forse una struttura vera e propria che faccia da ombrello alla situazione non serve granchè e del resto dubito fortemente che la politica sarebbe in grado di fornirla: la scena è autarchica e lo è sempre stata e se da un parte la destra semplicemente non è interessata alla cultura,  la sinistra dall’altra ha la presunzione di esserne depositaria e quindi pretende di mettere le mani in ogni situazione… forse è meglio che entrambe se ne stiano fuori. Se poi parliamo di un coordinamento autonomo delle varie realtà bresciane, credo che di fatto esista già senza avere una sigla o una ragione sociale: il fatto è che ci si conosce tutti e le collaborazioni sono all’ordine del giorno, non mi risultano faide o particolari competizioni ma l’esatto contrario. Credo che un buon esempio di ciò sia stata la prima edizione del festival Musical Zoo, tenuto nella meravigliosa cornice del parco del Castello a luglio 2009 e che ha coinvolto nell’organizzazione innumerevoli locali, circoli e soggetti autonomi con un risultato che ha sbalordito tutti e che vuole essere superato nel 2010.


C’è qualcosa che sui media non compare mai della “scena bresciana”? Non dico una band o label, ma aspetti e considerazioni che aiutano a capire qualcos’altro, oppure un’alchimia data per scontata, del tipo che anche fra i produttori due dei maggiori (Ferrario e Benvegnù) da qua/là provengono?
Sarò di parte ma mi sembra che non venga mai dato il giusto peso all’enorme ruolo che ha e ha sempre avuto Radio Onda d’Urto nella sponsorizzazione delle realtà bresciane, specialmente negli ultimi anni. Credo davvero che la radio, anche vista la sua autorevolezza data dalla totale indipendenza e dalla longevità, abbia contribuito moltissimo a dare alla musica bresciana una sua dignità. Credo cha abbia svolto il fondamentale ruolo dell’autocoscienza della scena aiutandola a guardarsi e a provare a sentirsi autentica. Basti pensare che molti dei personaggi cruciali della scena -Marco Obertini, Paolo Bruno- hanno condotto (e in alcuni casi ancora conducono, vedi Jean Luc Stote) programmi su queste frequenze.


Come funzionano i rapporti tra chi fa e chi divulga? del tipo che sanno che tu lavori in radio e ti mandano cose, o ti invitano in sala prove, o c’è timidezza / paura del parere / volontà di apparire? sei di Chiari come la Forneria Marconi: niente da segnalare da quei paraggi? Cosa cambieresti di quello che oggi vige a Brescia in materia di musica/aggregazione/pubblico/serate etc?

Come ti dicevo prima, stringi stringi e ci si conosce praticamente tutti, per cui non c’è una vera divisione tra chi fa e chi divulga anche perchè in molti casi si tratta delle stesse persone in vesti e ruoli diversi (l’esempio più eclatante sono i Le Man Avec Les Lunettes: Alessandro Paderno insieme a Paolo Spelorzi di MyHoney Recs conducevano un fortunato programma in radio). Non ho problemi a dire che sono molto amico di svariati personaggi della scena e che li ho visti crescere tra una birra e l’altra, per cui gli scambi sono del tutto spontanei e naturali, nessuna timidezza e anzi parecchie risate.
Sul fronte Chiari invece mi metti in imbarazzo perchè, a quanto ne so, stiamo ancora fermi alla PFM (tra l’altro la forneria che diede il nome al gruppo è tutt’ora esistente e ci si mangiano le brioche più buone che si possa immaginare…): ti posso dire che da due anni mi sono trasferito in centro a Brescia proprio perchè volevo stare a contatto più stretto col movimento che c’è in città e perchè di contro Chiari non mi offriva pressochè nulla (se non “le rotonde più belle d’Europa” enorme vanto della giunta, sempre leghista ça va sans dire).

Ora come ora, molto sinceramente, non saprei cosa cambiare della situazione bresciana perchè davvero (e lo dico da spettatore) non ci si può annoiare e perchè amici delle città vicine mi raccontano di un vuoto preoccupante che da noi davvero non c’è, auspico semmai un incremento di band, locali, etichette etc. quindi più che un cambiamento spero in ulteriori evoluzioni.


Come vedi il futuro, in rapporto ai mutati equilibri anche comunicativi fra i media? ci saranno nuove ondate oppure gli attuali alfieri (del bel canto e del nostro bastoncino) si perpetueranno finché giocoforza non avranno niente da dire? Si tornerà al luddismo porta-a-porta delle fanzine oppure il web anche per il giovane musicista bresciano è ormai insopprimibile via preferenziale?

Credo che il web sia via preferenziale ormai in ogni campo e in ogni luogo quindi indubbiamente anche per il giovane musicista bresciano. Per quanto riguarda il futuro non oso sbilanciarmi e più che altro posso offrirti delle speranze del tutto personali: spero che gente come gli Annie Hall o i The Record’s per dirne due riesca a pagarsi bollette e affitti con la propria musica, spero che le canzoni di Roger Rossini (Jet Set Roger) escano finalmente dalla città e diventino fenomeno nazionale perchè sono bellissime -nonostante mi abbia cacciato dal gruppo quando ne ero chitarrista- spero che nascano altri nomi e soprattutto spero che permanga quella concretezza che tiene ben salda la situazione. Spero che le attuali realtà non muoiano e che se questo succede vengano rimpiazzate velocemente, in pratica spero (e ho ragione di farlo) in un ricambio generazionale. Spero che non ci si sieda sugli allori del tipo “siamo di Brescia e quindi siamo fighi” che è poi ciò che mi pare abbia portato all’inaridimento di scene molto più grandi e blasonate della nostra, d’altra parte tendo a diffidare delle manie di grandezza e della smania della novità a tutti i costi, quella, per dire, che porta a considerare sorpassato un gruppo che ha fatto due album, insomma vorrei tanto che la lentezza e la costanza rimanessero basilari, che si continuasse a coltivare con calma, com’è stato finora. Diciamo che finché dura ho la ferma intenzione di godermela!

Madcap Collective pubblica Sin Ropas

Febbraio 22, 2010

Venerdì prossimo, 26 febbraio, alla bellissima Filanda Motta di Campocroce (Mogliano Veneto – TV), dove i Sin Ropas presenteranno il nuovo disco “Holy broken”, uscito per Madcap Collective, e i Father Murphy suoneranno in anteprima i brani del loro nuovo EP “No room for the weak” in uscita tra qualche mese per Aagoo Records. Ingresso 15 euro, compresa zuppa e rinfresco.

In collaborazione con l’americana Shrug Records (di Duluth): il nuovo disco dei Sin Ropas, “Holy Broken”.
I Sin Ropas sono Tim Hurley (già nei seminali Red Red Meat) e Danni Iosello (del giro Califone e Perishable Recs).
Il nuovo disco, seguito dello stupendo “Fire Prizes” uscito in Europa per Konkurrent, e negli Stati Uniti per Shrug, è forse il loro album più evocativo e lucido negli intenti.
Le canzoni continuano la tradizione a cui la band americana ci ha abituato: melodie pop quasi perfette, gloriose quanto malate chitarre, piani e harmonium, batterie che sembrano scivolare sempre più in un mantra aritmico, e suoni che creano atmosfere graffianti quanto evocative.
Ma dove generalmente i Sin Ropas rimangono sospesi tra ambientazioni buie e oscure, con questo disco è possibile intravedere una luce farsi spazio, non troppo lentamente, anzi, direi quasi con decisione, per illuminare quanto di bello e contemporaneamente terribile può esserci nella loro musica.
Come per tradizione Madcap Collective, il packaging sarà completamente in cartone, con una stupenda copertina realizzata da Paolo Moretti.
Il disco sarà presentato in anteprima durante un lungo tour europeo organizzato dall’agenzia napoletana Wakeupandream.
Per la lista completa delle date, andate su www.wakeupandream.net

L’indie a Brescia / 1. Paolo Bruno

Gennaio 20, 2010

Da qualche anno, se si considerano le musiche indipendenti, Brescia è nel vortice. Un turbine di artisti, consorzi, realtà associative, eventi attraversa capoluogo e provincia come raramente accade in Italia. In quattro puntate Italian Embassy cercherà di mettere a fuoco cosa sta succedendo right there, right now per mezzo della voce di protagonisti e osservatori, realtà che spesso e volentieri coincidono.

In concomitanza con la presentazione in sede di speciale delle quattro release “Eureka” siglate da Kandinsky Records e BandSyndicate, è naturale iniziare i colloqui con Paolo Bruno che di questi dischi e di molti altri è produttore e anima.

IE: Nel sito di Kandinski dichiari fallita l’esperienza PCB: quali motivi hai riscontrato per spiegarti ciò?
PB: Beh, devo ammettere che lo è. Dal punto di vista economico prima di tutto  (non ha raggiunto i livelli minimi di sopravvivenza) e aggiungo un poco di dispiacere nell’avere riscontrato poca collaborazione da parte di qualche gruppo, al punto che qualcuno ha pensato anche ad una qualche forma di raggiro. Al gruppo non veniva chiesto nulla ed anche se riceveva in cambio del proprio lavoro solo poche copie vedeva il pezzo masterizzato editato e stampato. Dovrei rivolgermi all’amministrazione, che già finanzia un cd di attori e musicisti che propongono produzioni dialettali…

Brescia e la sua provincia paiono eruttare in continuazione gruppi meritevoli: è un’isola felice per caso o si è lavorato come non si è fatto altrove (radio, blog, label, locali, serate, promoter, hinterland)? Si può parlare di “scena”, e può diventare un modello?
Brescia è una provincia molto estesa ed anche abbastanza ricca. Questo ha indubbiamente favorito fermenti ed interessi culturali assai diversificati permettendo a molti di imboccare la via della musica. Quello che manca ed è mancato è un modello amministrativo e strutturale che permettesse a questi artisti di restare a lavorare sul proprio territorio. Già a partire dagli anni ’60 vari locali della provincia ospitarono concerti di artisti famosi come King Crimson o Pink Floyd e da Brescia mossero i primi passi cantanti come Fausto Leali o turnisti come Franco Testa (i turnisti non sono nomi noti ma Testa  ha suonato con Mina e nolti altri), o musicisti come Mauro Pagani  (la famosa Forneria che dà il nome alla PFM è a Chiari, il suo paese di origine). A Brescia ci sono state varie esperienze di radio fondamentali nel formarsi di una cultura musicale: prima Radio Popolare (quella del 1977) e L’Altra Radio/Radio 99, poi Radio Onda D’urto fondata da collettivi politici “post 77″ ed elementi della scena new wave locale e che oggi rappresenta il fulcro dell’informazione/diffusione musicale cittadina.  Si è cercato sempre un “fai da te” magari imitando modelli più grandi  e se agli inizi degli anni ’80 nasceva a Brescia la più grossa etichetta di disco music italiana c’era chi sputava in faccia al titolare che gli offriva di cantare un futuro hit planetario per fare musica “wave” e dedicare una canzone al disastro di Bhopal. Brescia è una delle poche città dove ancora esiste un promoter nato dalla grande esperienza che l’ARCI creò nella metà degli anni ’70 con il nome di CIPIESSE. Per concludere -se no scrivo un libro… o meglio anticipo quello che sto provando a scrivere- devo dire che non credo che sia o possa diventare un modello perchè manca una guida o un progetto coordinato (un modello fu Torino con un assessorato alla musica rock in grado di creare le basi per i futuri Subsonica o per festival gratuiti come il Traffic); da noi c’è tanta autogestione.  Due etichette dance con fatturati multimilionari, credo quattro piccole etichette dance che comunque vendono in tutto il mondo o in Europa,  dodici etichette indie/alternative,  un’etichetta metal, un’etichetta blues, un’etichetta jazz, sei etichette/managemant con ambizioni di ambito pop… Ho perso il conto dei dischi (cd pubblicati con un distributore ed una promozione nazionale) realizzati da musicisti bresciani nel 2009, ma li stimo  attorno ai trenta/quaranta. Il mio principale obiettivo con l’associazione BandSyndicate che rappresento è creare un osservatorio sulla musica bresciana anche se è difficilissimo trovare i fondi.

Il packaging dei quattro dischi di Eureka è molto curato: è questa una delle chiavi per vendere ancora dischi, tu che lo fai di mestiere?
Sicuramente un’etichetta e soprattutto una piccola etichetta indie non può limitarsi a scovare ed indirizzare talenti verso un futuro radioso ma deve anche cercare di fare marketing. Grafica e design sono da sempre andati a braccetto, i musicisti possono essere altrettanto bravi e creativi nelle immagini ma credo che in Factory o in 4AD nessuno stesse a discutere il lavoro di Vaughan Oliver o Peter Saville ed il loro lavoro è stato determinante per il successo di Pixies e New Order non meno della musica  (avevo scritto fondamentale ma mi sono corretto: il fondamento è e resta la musica ma nel veicolarla al pubblico si passa attraverso anche altre cose che ne determinano il successo).

Come reagisce il pubblico alle produzioni locali, ai concerti di gente che si è vista nascere e crescere? C’è un modello di ascoltatore tipo, un genere sugli scudi?
Il concetto “supporta la tua scena” è superato forse anche perchè difficile riconoscere il perimetro di questa  scena, nei tanti microlocali indie/alternative di città e provincia permane latente un dibattito se “funzioni di più” il musicista di zona o quello da fuori (con un ampia propensione verso la prima ipotesi). In negozio vengono pochi ma mirati appassionati delle produzioni più “invisibili” che non guardano al territorio ma proprio alla anticelebrità.

Scommetti su un nome, uno solo, al di fuori dei già noti. E magari c’è qualcuno invece su cui nutrire rimpianti per aver fatto una carriera sotto le possibilità?
Se avessi un nome-bomba per il futuro l’avrei già messo sotto contratto! In realtà confido molto nel futuro dei musicisti di Eureka (e Roger uscirà col disco ad aprile), mentre per il dopo potrei anche pensare a due cose non bresciane. Per quanto riguarda il non aver avuto il successo che avrebbero potuto meritare, è successo a troppi bresciani ed è questo il mio più grande rammarico: Benvegnù ha il successo che meriterebbe? Giovanni Ferrario ha il successo che meriterebbe? Jet Set Roger ha il successo che meriterebbe?

Data anche la storia ingente rievocata in PCB, pensi che una volta fosse meglio di oggi?
Non mi piacciono i rimpianti, un tempo avevo più energia ed ero più oltranzista ma va bene lo stesso. Era più facile dire mi piace / non mi piace dovendo scegliere tra venti gruppi anzichè duecento, e sopratutto era più facile farsi un idea del futuro della musica.

FROMWOOD, da Cosenza al gotha new jazz

Gennaio 17, 2010

Metti una sera a cena con lo Sciamano del Bosco. Il forbito inviato MC Comme ça incontra a Cosenza la nuova speranza del newjazz/breakbeat internazionale, Fromwood: uno che incide per la mitica Irma Records e presto avrà un suo remix di Little Dragon nella stessa release che farà campeggiare il nome di Carl Craig. Per la serie, quando i talenti li abbiamo in casa.

FROMWOOD e’ Pierfrancesco Bonaro o più semplicemente Pier per amici e colleghi, cosentino, gloriosa classe 1975. Negli ultimi due anni e’ passato dal suo home studio a lavorare per Irmarecords (produzioni originali e remix), Atjazz Record Company (remixer), Peacefrog Records (remixer), Minimal and Melodies Music (remixer). Pier quest’anno spacca tutto, ha talento che la metà basta. Parola di mc comme ça.

mc: Innanzitutto parlaci di te, dei tuoi trascorsi, come fossimo ad x-factor…

fromwood: Ho iniziato a suonare nel 1992 come bassista in una piccola band gothic e new wave, poi nel 1996 formo gli Overnight (band cosentina nu-funk ) nella quale suono sempre come bassista. Nel 1998 scopro la scena nu-jazz / broken-beat tedesca dei Jazzanova & Sonar Kollektiv grazie al programma radiofonico World Wide di Gilles Peterson. Mi si aprono nuovi panorami musicali e passo alla computer music. Tra la fine del 1999 ed il 2000 nasce l’idea Fromwood che rimane ibernata fino al 2005 per ragioni di studio mastering e software audio (insomma 5 anni di studio matto e disperato…). Nel 2006 inizio il lavoro di un EP (“Fromwood exp 01″) che poi sarà pubblicato nel 2007 dalla Irma Records, approdatovi perché contattato da loro su myspace. L’EP era grezzo ma sperimentale e composto da 6 tracce di cui una sola cantata…

Cinque anni a studiare, sparito dal mondo… Direi che ci sei riuscito, i tuoi prodotti non suonano per niente grezzi e son tutti realizzati a casa… poi si sente di tutto nelle tue produzioni, dalla wave al dub, al jazz al funk, cos’è che realmente vorresti arrivasse di questo progetto a chi ascolta?

Bbbbe’ sì, le mie fonti di ispirazione sono evidenti agli ascoltatori. Mi piacciono Jazzanova, Cinematic Orchestra, in genere elementi di jazz polacco oscuro, Sakamoto, Bauhaus, primi Koop, Kate Bush e molto altro. La mia musica è ispirata dalla natura, dalla natura selvaggia! Il mio ideale di sonorità è un jazz minimale oscuro con elementi elettronici di sintesi granulare. Spero di riuscire ad esprimere questi concetti già dal prossimo ep e poi nel mio primo full length. Un album che avrà un timbro marcatamente acustico con contaminazioni elettroniche, sarà un elettro-jazz noir, oscuro e “sciamanino”. Sono in contatto con altri musicisti cosentini -Mirko Onofrio (fiati), Carlo Cimino (contrabbasso), Leonardo Conforti (batteria)- che collaboreranno all’album e ad eventuali live set. Comunque già nell’EP, in lavorazione, parteciperanno il contrabbassista ed il sassofonista sopra citati. Inoltre sto realizzando un nuovo remix della traccia Sunflower Lola di John Type che dovrebbe uscire entro marzo per Irma Records.

Punti decisamente verso un grande 2010. Ma ti lasci alle spalle due anni di grandi soddisfazioni.

Sì, è vero. La grande soddisfazione di essere scelto da Irma in primis, di uscire per loro con un ep fatto in casa. Poi la possibilità di esprimermi per loro come remixer manipolando Musetta (track Nicotine), Amana Melomè (Space age mama Jama), Aaron Tesser (Stella), Acusmatic Group (Secret lovers). Nel 2009 ho partecipato al remix contest dei Jazzanova per il brano I can see del loro ultimo album e, pur rimanendo per molte settimane al 2° posto della chart del contest (chart scelta dai Jazzanova in persona), alla fine non ho vinto il contest e mi sono classificato 7° su oltre 500 partecipanti: il contest mi ha dato la possibilità di conoscerli e di ricevere il loro apprezzamento. Nella prima metà del 2009 ho inoltre stretto i contatti con l’etichetta Minimal and Melodies Music (etichetta minimal house ungherese/olandese) per la quale ho remixato due tracce di loro artisti e con la quale conto in futuro di realizzare un ep originale. Nella seconda metà del 2009 ho partecipato al remix contest indetto da Atjazz per la traccia Together del suo ultimo album e la mia traccia è stata scelta come vincente insieme ad altri 3 remix. Sempre Atjazz ha voluto da me anche una seconda versione di quel remix da inserire come special track nella release del singolo “Together exclusive remix pack”. Alla Atjazz Record Company sicuramente proporrò le nuove produzioni di un progetto parallelo a Fromwood di matrice house oppure altri remix come Fromwood. Parallelamente alla release per Atjazz, ho remixato un brano dei Little Dragon (Feather) che verrà pubblicato dalla Peacefrog Records insieme ad altri remix (tra cui quello di Carl Craig).

Sei stato a dir poco esaustivo…

No, dimenticavo una cosa molto importante… nell’estate 2009 è uscita “Chill out cafè vol. 11″ (la più importante compilation Irma) nella quale figura il mio brano Night wind. Poi a novembre la Irma ha stampato “Drive remixes”, con il mio pezzo Drive, un mio retake e altri 13 remix. A “Drive remixes” son particolarmente legato, anche la cover è mia, è una foto di Camigliatello Silano ritoccata…. (ride, ndr).

A questo punto, ti manca solo l’ultimo tassello per completare l’opera, come artista di punta per Irma correre a Berlino dai Jazzanova e lavorare con loro su un progetto in comune…

Vorrei dirti di più, ma non posso… Sono scaramantico! Ma sappi che lo Sciamano del Bosco è pronto a stupirvi!

http://soundcloud.com/fromwood

Postino Indie, fenomeno a 320 Kbps

Gennaio 11, 2010

Uno spettro si aggira per l’indiesfera nazionale. Non ha sembianze, o meglio le ha ma non vuole mostrarle: si fa chiamare Postino Indie e di quando in quando, circa tre volte a settimana di media, invia a una mailing list volontaria l’mp3 di una canzone italiana o internazionale, del momento o classica, che lo ha favorevolmente colpito. Col tempo i numeri si sono allargati a dismisura e ora le etichette potrebbero prenderlo seriamente in considerazione per il lancio dei propri dischi, visto che fa più audience di tantissimi blog e siti… Da qualche settimana, il Postino di sabato pubblica un mp3 rigorosamente italiano, scelto da Italian Embassy che ora lo ha avvicinato e fatto esporre.

Perché non sveli la tua identità? Pensi potrebbe portare gente a disiscriversi? Oppure a valutare le tue scelte in maniera dietrologica?

Non la svelo perchè ormai mi sono abituato al giochino dell’anonimato e mi diverto a giocarci. Qualche anno fa aveva una spiegazione logica, la scelta dell’anonimato, mentre ora è una semplice abitudine. Non credo che la mia vera identità porterebbe gente a disiscriversi e nemmeno a valutare le mie scelte in modo differente da come son sempre state effettuate, ovvero basandosi solo su quello che mi piace ascoltare e, di conseguenza, condividere.

Quanti abitanti fai al giorno d’oggi?

Gli iscritti sono più di 2300, con una media di un paio di nuovi iscritti ogni giorno (anche se ogni tanto mi capitano punte di dieci/quindici iscritti al giorno, e non ho mai capito da cosa dipenda). Nel corso degli anni però molti iscritti credo abbiano abbandonato la casella mail, perchè spesso mi arrivano notifiche di caselle mail piene o disattivate, ma ho fatto due conti e, conteggiando tali notifiche, posso dire che ogni canzone inviata raggiunge almeno 2100/2150 iscritti, una cifra che, quando ci penso razionalmente, mi spaventa.

Mi pare assurdo come il grosso delle imprese discografiche, gli uffici stampa e i distributori non ti abbiano chiesto di testare i nuovi dischi presso una mailing list così indirizzata. quale può essere il motivo? mancata conoscenza del servizio, atavico timore del download, noncuranza verso la promozione a 360° dei propri artisti, altri?

In realtà un paio di etichette mi avevano contattato tempo fa, ma una era un’etichetta reggae e una proponeva materiale “non di mio gradimento” (per non dire di peggio). Sarebbe bello se mi contattassero le stesse etichette per le quali ho fatto gratuitamente pubblicità inviando un singolo mp3, ma ho sempre il terrore che decidano di contattarmi scrivendomi cose come “hai inviato una canzone di un nostro artista senza permesso, sarebbero 50mila euro di multa, grazie”. Poi però penso a tutti i siti che mettono dischi completi in download (siti che uso pure io) e quindi mi sembra di essere davvero l’ago nel pagliaio nella diatriba “etichette – download libero”. So per certo che tantissimi iscritti, dopo aver sentito una canzone, hanno acquistato il disco, spesso ringraziandomi per la scoperta. Ogni volta che ricevo una mail del genere ovviamente godo. Magari un giorno il mio nome arriverà anche alle etichette, che decideranno di rendermi ricco piuttosto che povero. Per il momento continuo sulla mia strada.

Come fai a valutare il feedback delle canzoni che invii? Commenti sul blog, mail private, social network?

Ogni volta (quasi ogni volta) che invio una canzone lo scrivo subito su twitter e su facebook, chiedendo “vi è piaciuta?”, quindi molti feedback li ottengo così, però ammetto che i feedback migliori sono quelli che arrivano via mail.

Ti è capitato di organizzare eventi a supporto di questa iniziativa? Avresti dovuto svelarti, però, in data eventuale occasione…

Ho organizzato una serata a Milano e una a Padova, sempre con una band live e un dj set pre e post concerto. A Milano non ero presente ma ho sempre fatto credere il contrario, a Padova invece ero presente ma ovviamente ho cercato anche lì di far credere il contrario. Era bello osservare la gente che si guardava con sguardo accusatorio/indagatore del tipo “sei tu il postino?”. Mi piacerebbe organizzarne altre in futuro, ovviamente!

C’è un brano che manderesti sempre, per “educare”?

Qualcosa dei Beatles, e infatti per qualche giorno, in concomitanza con l’uscita dei dischi rimasterizzati, ho inviato solo brani dei Beatles.

Dal rapporto con Italian Embassy, attraverso i pezzi che stai inviando ogni sabato, che idea ti sei fatto delle musiche indipendenti italiane? C’è salute oppure non reggeranno mai il confronto con quelle anglosassoni ed europee?

C’è molta salute, e infatti già in passato avevo inviato altre band italiane, ma non con la regolarità dettatami ora da Italian Embassy. Purtroppo devo anche ammettere che il confronto con moltissime band straniere (soprattutto inglesi o americane) è spesso impietoso, non tanto per la qualità della proposta, quanto per lo spirito con cui la proposta viene portata avanti. Spesso in Italia la musica viene vista come un dopolavoro, una cosa da fare per occupare le ore libere tra quelle passate dietro una scrivania e quelle passate su un letto (e giustamente, visto il mondo di merda in cui viviamo), mentre all’estero molte band riescono a fare solo quello, e la cosa si nota. Credo non dipenda però dalle band, ma proprio dallo stato in cui si vive. Stato inteso sia come nazione che come modo di vivere. Fortunatamente ciò non impedisce la nascita e la crescita di band validissime anche dentro i nostri confini, e ogni sabato ne abbiamo ulteriore conferma ;)

Ti sei fatto un’idea sul tuo pubblico? A parte le persone che conosci direttamente dico… chi è l’ascoltatore tipo?

Non mi sono mai messo a pensare “come saranno i miei ascoltatori?”, ma sono giunto ad alcune conclusioni basandomi essenzialmente su dati empirici: per la maggior parte di sesso femminile, per la maggior parte tra i 20 e i 28 anni.

Il criterio con cui vengono selezionati gli invii è personale: ci sono generi che non invieresti/invierai mai?

Mando, come già detto, quello che mi piace e che penso potrebbe piacere anche a qualcuno iscritto ad un servizio di posta “indie”. Quindi non manderò mai metal o musica classica. Resto vincolato alla forma-canzone classica, quindi più che un postino indie potrei essere definito postino pop, però non il pop di Laura Pausini: il pop dei Death Cab For Cutie o dei Lemonheads.

Che finalità ti riproponi, in ultima istanza, con lo strumento del Postino?

Tutto è nato dall’idea “perchè non inviare le canzoni che mi piacciono e vedere se la cosa piace a qualcuno?”. Non ho una finalità precisa, se non quella di fornire sempre qualcosa di piacevole per le orecchie dei miei ascoltatori.

Scegli un mp3 da postare ai lettori di Embassy.

Agosto dei Perturbazione. Ho scelto questa canzone perchè secondo me è una delle cose più belle di sempre. Spero che i Perturbazione non se la prendano per il download. Nel caso se la prendessero, rimedieremo postando solo il video della canzone.


Perturbazione - “Agosto

Penisola deserta / …Nuxx

Dicembre 23, 2009

Nuxx, traduttrice e libraia su Second Life, lavora nella comunicazione al Castello dell’Edera di Riccione, si è formata una competenza speciale nel traslare contenuti della lavatrice, già negli Slumber Sonic e label owner con Hoboken Songs, Blow Music e Tafuzzy Collectors, produce videoclip con TelecomSpin e EtnoTV, cura produzioni assieme all’etichetta I Dischi della Pippola e I Dischi della Valvola, suona la batteria e il basso nei Kronic Canadians, canta i cori nei Blake/e/e/e, suona con il moniker Jocelyn Papi e Mr.Camillas, fa il roadie per dj Minaccia, lavora nella promozione Mucchio di Compost, cura il progetto solista Walk this Bosvelt, ogni tanto lancia fenomeni mediatici (Brinda Con Chuck Norris, Barack Obama Is Losing Today, Ho suonato con gli Sprinzi), è condirettore artistico di Insanamente Agolanti, ha curato la direzione artistica del Nonèchiaro festival, ha pubblicato un racconto nell’antologia “La notte dei blogger”, ha creato anche Parentesi Quadra per occuparsi dell’organizzazione di eventi nel Friuli, cura le relazioni esterne di PIM Firenze (Progetti In Medesano), sta “dietro le quinte” delle iniziative Prodigi d’Urto di StereoDrama e scrive o ha scritto per Rolling Up, IndieRock, Ondarock, Vitaminic Stone, Nero Selvaggio, Sentire Frequenze, Ascoltare Indipendenti, Pulsar Friends Magazine, ha curato la redazione dei blog Strategie della brace, eMp, Take The Ghost And Run e SeMiScriviInApnea e di altri blog di entertainment o a tema cinematografico e da qualche anno ogni dicembre appronta DiscoBravo, il referendum sui dieci dischi dell’anno più amato dai blogger italiani…

Offlaga Disco Pax – Comunicato N.2

Ho iniziato ad amare gli Offlaga quando Collini andava ancora alle scuole medie, quando ai loro concerti c’erano solo gli amici di Max e curiosi, non le fans di Enrico Fontanelli, il mio amico Enrico Fontanelli, uno strano personaggio che veniva dall’accacì anni ’90 e maneggiava materiali postpunk.
Ho assistito a prove tecniche di trasmissione quando ancora gli Offlaga facevano a scherzare e alla finale del rock contest che hanno vinto li fischiavano.
E ricordo anche il primo loro concerto che vidi a Fano, e anche il mio entusiasmo a fine concerto: mi diressi subito verso il banchetto e dissi “voglio tutto” e mi comprati 111 copie del cd in un botto.
E… niente.


Altro – Legno

Un disco fresco e piacevole come un cazzotto in bocca.
Uscirà a settembre, ma gira nel mio lettore dall’estate del 2003.
In un mondo giusto, questo disco sarebbe considerato il paradigma del romanticismo musicale moderno.
In un mondo perfetto, il viso gentile di Baronciani adornerebbe le maggiori testate nazionali, facendo impazzire le adolescenti, e mieterebbe il successo che altri urlacchianti “polygen del disagio gggiovane” riscuotono al posto suo.
In un mondo di gente che si erge suo proprio a profeta dall’alto della propria cameretta adolescenziale, forse c’è anche bisogno di una buona risata.
Chiamateli mainstream, se volete, ma hanno definito molte delle coordinate della attuale musica italiana.I veri chanteurs de geste di questo nostro mondo alla deriva, questo nostro mondo né giusto né perfetto.
E’ così.


Zu – Everybody In The Palco!

Quando eravamo teen, suonavamo in indie teen bands. Di quelle che fanno musica demenziale, indie demenziale.
Io sono stato uno Zu, ho le foto a confermare.
Due anni di passioni vissute in prima linea, momenti belli e incazzature.
Anche per loro la storia non cambia perché io ho il vizio che se un gruppo mi piace lo porto a suonare con me, è più semplice che andare in giro a cercarli anche se faccio anche questo. Non ricordo chi abbia conosciuto per primo di loro ma so che con tutti ho un rapporto speciale, e inoltre forse ancora non ci si rende conto quale importanza anzi direi peso abbia questo “collettivo” sulla musica italiana.
Il secondo Zu esce in un’estate di cambiamenti, la mia in quel 2007, e rappresenta tutte le persone incontrate in quel periodo e la serie di cose scaturite da quegli incontri, attorno al banco di regia radunano molti degli amici che una lunga stagione di musica mi aveva fatto incontrare ma anche uno strano personaggio che veniva dall’accacì anni ’90 e maneggiava materiali postpunk.

Laghetto – Canzoni Da Spiaggia Deturpata

Un colpo di fulmine. Quando nel 2002 nella nostra bella casetta a Firenze – dopo quelle 37 paste di fila in compagnia del mio coinquilino Bruno Dorella (dj degli OvO) uno strano personaggio che veniva dall’accacì anni ’90 e maneggiava materiali postpunk – ci trovammo questo bel faccione che ci chiedeva se amavamo anche noi il fuoco del fornello, il motorino che corre lungo la riviera, la mia riviera, sotto il sole, il mio sole, le trasferte, i pranzi, parlare di videogiochi, i concerti e il solito finger point urlando le canzoni e… niente fu più come prima.
Emotivamente violentissimo, urlato fino allo sfinimento e pervaso da questo senso di lutto e… niente.
Tra Devo, Rino Gaetano, Residents, Tiziano Ferro e… ancora non l’ho capito.
Uno dei migliori gruppi sconosciuti di questo paese e… mi lascia ancora indifferente.
Però come sono cresciuti dal supporting al Sailor’s Pub e… niente.


Movie Star Junkies – Sentimento Westernato

Riassumere il rock italiano in un disco soltanto: scelgo la strada più semplice, ovvero Sentimento Westernato. Italo dance da spingere ad alto volume. Anche se fossi da solo. Ammirazione continua.
Ognuno ha i suoi aneddoti su questo disco, e meglio farebbe a parlare di questi invece di lanciarsi in retorica dell’ultima ora.
E siamo troppo mainstream, e lo ascoltiamo con parsimonia, ma ogni volta è un piacere sottile. Ammirazione continua.
Mal cagati da tutti e da sempre, i Movie Star Junkies già da qualche anno scrivono alcune tra le mie colonne sonore preferite e sono il più grande gruppo italiano degli ultimi venti anni, hanno definito molte delle coordinate della attuale musica italiana. Ammirazione continua.
Nell’ascoltarli mi sono strappato i genitali per gettarli in un gorgo infuocato. Punto.
Il resto sono chiacchere da osteria o da fanboys lontani da youporn.

Baustelle – Undici pezzi facili

Bianconi è un amico, nonostante ciò non sono mai stata una fan sfegatata dei suoi lavori. Però.
Anche lui lo conosco dai tempi lontani, dal suo primo gruppo Nando Meet Corrosion, dai tempi di Berlino dove fui anche suo ospite insieme a uno strano personaggio che veniva dall’accacì anni ’90 e maneggiava materiali postpunk.
Ho in un cassetto custoditi gelosamente i suoi provini, quelli registrati che neanche si capiva cosa diceva, eppure la rabbia si sentiva tutta.
Avevo quindici o sedici anni comunque scarsi ed era un’altra vita. Ma un po’ me l’hanno cambiata, e poi è confluita in questa. Alcune frasi si ficcano in testa e non escono più.
Un piccolo grande capolavoro.
Un disco che ha dato consapevolezza a tutto l’ambiente di come fosse possibile, anche all’interno delle quattro mura di un Paese che ci è troppo spesso sembrato provinciale, realizzare un lavoro di stampo autenticamente internazionale.
Perché Bianconi è con me, con gli alti e bassi, ma è sempre lì.

Gravida – Tornare Nella Terra

L’estate del 2005 sarà sempre legata al ricordo di questo fenomeno che si allarga a macchia d’olio grazie al passaparola tra appassionati e che diventa, quasi senza accorgersene, un nome tenuto in considerazione da un pubblico ben più allargato rispetto alle poche centinaia di soliti noti e riesce a creare delle vere e proprie immagini perfettamente esemplificative degli sconvolgimenti interiori, dolci o repentini, piacevoli o distruttivi, di quando eravamo teenager.
Perchè dice molte cose anche se non c’è una parola che sia una dentro.
Con l’ottima IOIOI, uno strano personaggio apolide e nomade che in quel momento stava aggirandosi in Italia, che in Italia stava facendo un disco e che di lì a poco sarebbe scomparso improvvisamente, non potevo poi non interagire artisticamente. Speriamo che capiti di nuovo.
Patrizia ha talento, è geniale, ha il physique du role, la sua creatività mi strabilia, e ha carattere.
Infine è romantica, vagamente new wave, elettronica postmoderna e folk antico: ecco il suo mix vincente.

Bob Corn – A Quiet Place

In una delle mie vite precedenti, un pomeriggio d’inverno, la sua delicata poesia mi salvò la vita.
Eravamo in riva ad un lago.
Perchè Tizio rappresenta più di chiunque altro questi anni zero, perchè la stima per lui è infinita, come la forza di queste dieci canzoni. Perchè è l’unico che alla fine di ogni concerto, stanchissimo, senza avere mangiato, si metta a fare un “meet and greet” con ogni singolo fan. Perchè lo abbiamo scoperto prestissimo, e una volta trovato, è stato impossibile abbandonarlo anche solo per chiudere gli occhi e lasciarsi portare in riva ad un lago.
E ’sti cazzi’.


Onq – One Nation Under A Grande Cassa

Se Onq fosse Gioacchino Turù, se Gioacchino Turù fosse Mr.Brace, se Mr.Brace fosse Fabri Fibra, se Fabri Fibra fosse ?Alos, se ?Alos fosse Dente, se Dente fosse Morgan, se Morgan fosse Onga, se Onga fosse Maolo, se Maolo fosse Emidio Clementi, se Emidio Clementi fosse Valeria Rossi, se Valeria Rossi fosse Vasco Brondi, se Vasco Brondi fosse Jacopo Andreini, se Jacopo Andreini fosse Cesare Cremonini, se Cesare Cremonini fosse il Califfo e se i Subsonica fossero morti, avremmo qualcosa da sbandierare in classifica.
Alla faccia delle droghe leggere e dei sold-out al Circolo Disintoxication.
Quest’uomo, un poeta sgangherato ed espatriato, uno strano personaggio che veniva dall’accacì anni ’90 e maneggiava materiali postpunk, è bellissimo, ma meno della cosa migliore degli ultimi 10 anni.
Ricordo ancora la prima volta che sentii Oratorio Faster dal vivo: i padiglioni auricolari mi scesero ai talloni, liquefatti.
Parlava di me, del mio mondo, c’erano dentro i miei riferimenti e tanta poesia.
La mia amica Violetta Beauregarde dice sempre, lauperianamente, “offuscati dalla dimensioni del mio caos, siamo troppo suggestionabili”, citando un disco di Pernazza (in realtà è un cd masterizzatomi da lui in persona con un po’ dei suoi pezzi).

Uochi Toki – Mezza Luna Piena

Senza dubbio la band di cui ho visto più concerti in assoluto.
Perchè erano altri tempi e perchè c’era tempo per i concerti.
Perchè nell’essermi unito agli sforzi di Rico e Napo, ha pesato anche l’aver bruciato questo disco.
Uno dei più americani mai concepiti da un gruppo italiano, ma tanto di cappello allo stato di grazia di Rico (che non tornerà più a questi livelli, anzi, vi si allontanerà sempre, sempre di più…)
Come sopra: ’sti cazzi’, almeno finchè Napo compensa la forma con i contenuti egregiamente come sta facendo: tipico caso in cui si può essere d’accordo o meno, ma si rimane ugualmente colpiti.
A volte le cose storte sono quelle più belle, le virate improvvise, arrivare dove gli altri non si aspettano di vederti arrivare. Tutto questo è Mezza Luna Piena.
Perché mi ricorda a 17 anni i miei giri per l’Europa con Napo in autostop o più spesso in treno ed in particolare motorino, il motorino di Rico.
Prima ero figlio di due genitori, poi sono diventato il figlio della mamma di uno strano personaggio che veniva dall’accacì anni ’90 e maneggiava materiali postpunk.
Ecco, come chiusura mi piace.

Pagina successiva »

Bottom