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Action Dead Mouse, puzzle risolto

Agosto 15, 2009

Non sono mai stato un nerd. Non mi sento tale, c’è poco da fare. Eppure i film con Pipino (Pee Wee) e Pilone mi divertivano. Eppure non credo agli Action Dead Mouse quando dicono che il loro nuovo album, “Revenge of doormats and coasters” per la francese Greed Recordings, pesca da quegli “oggetti calpestati ma che se non ci fossero…”: anche perché è un gran bel disco, tutt’altro che in understatement.

In uscita il 14 settembre prossimo con la distribuzione italiana di Hongly e quella euroccidentale di COD & S, il secondo album dell’ensemble bolognese ridefinisce il perimetro di ciò che può essere considerato noisy math rock contribuendo a iniettarvi elementi non sempre nuovi ma efficaci: archi a supportare la viola di Michele Costantini, fiati tra cui la tromba del M.A.M. Alessandro Scagliarini, citazioni teatrali a go-go e qualche eccentricità.

Tendendo alla “disparità dispersiva del suono”, gli ADM sottraggono la propria ragione sociale a una performance di Joseph Beuys nell’incontrare il tag “post punk architettonico” sviluppandolo per sottrazioni, in eleganza e classe di riferimento Don Caballero / Shellac, fra montagne russe emotive e una vocalità screamo vecchio stile a partire dall’opening Tom Cruise told me Dan Savio is not dead, ossessione reiterata da Notte sul Monte Calvo con spazzole in metallo e altre confessioni postrock che alzano il respiro prima che diventi apnea. Così nel solenne disturbo di Concerto for one hand clapping, cadenzato in quarta battuta il cui cuore è costituito da dinamiche che non pèrdono l’equilibrio di sistema, autonome dai diversivi di voce e viola. E pure Doormats and coasters suona d’ammonimento, con passaggi à la Rosolina Mar e note che si addensano e poi sfumano, improvvise rilanciano e fanno come le onde del mare sulla sabbia la sera, eterno ritorno ma mai nello stesso modo perché panta rei: la complessità dell’arrangiamento e la compresenza di stati d’animo ne fanno un vortice se non un vertice, che comunque raggiunge a sinusoidi, le onde appunto, praticamente una versione compatta ed emo-90s di Mice Parade… 2nd World Warhol è un bel calembour dal consueto schema con ancor meno vie di fuga, come a memoria di una macchina. Cupa, avvincente, cinema privo di speranza ma anche di effettiva cattiveria, vive di assi posate l’una sull’altra in catasta e la dolcezza procurata dall’arco che sfrega a bella posta induce serena malinconia come a bordo di gondola, mentre il ritmo segue una strada la viola si avviluppa su se stessa in surplace, fuoco sotto la cenere di migueliana memoria. La stanca, romantica elegia Room 121 sul modello Dirty Three cede a una Dancing paper solo che riprende baldanzosa il filo e lo stempera in urgenza, filastrocca scalena qual è, un foro sulla superficie di un sacchetto d’aria e la breccia lascia passare il pugno che estrae dallo stomaco le urla, tante canzoni in una; 25 Hours in a day è riflessiva, presaga, auspice, una profezia autoavverante a oggetto soprammobili di musica decorativi della funzione, strumenti in amore che presto rivelano l’astio a frapporre le distanze, fuor di armonia. Un superamento del math in senso intellettuale, dai plurimi significati di lettura (Karate) -mantra sospeso e dualità col cantato di pancia- la circolarità dominante viene interrotta spesso e volentieri dall’accumulo ferroso: la più reducistica è Another sad Messiah pt.1 – Last night I thought about motivations, cioè youth spirit cui è pronosticabile un futuro da Tanake, Neo, Squartet, No Hay Banda o anche Miranda. This is your wake up call: IncredibileCrazyRaneTotale vanta prologo epico quando non proprio trionfale, una lavatrice e la costante dell’esplosione improvvisa, sciame di rasoiate da rimettere a posto, racconto di una trama drammatica con breve scroscio di temporale rumoristico. Chiudono la capovolta Consequences glasses, 3$ a pair, dall’inizio ostico e il prosieguo spezzato, eufemismo triangolare in “agitazione controllata” come li definirebbe una persona cara. Fuochi di paglia, promesse mantenute a metà da una lucidatrice, prima di accommiatarsi con l’ambulanza in stato di emergenza –un pazzo si è lanciato contro il treno?- di Timbaland vattkoppor (fuck oranges, choose apples) che lascia spazio a un rullo di cannone circense.
Action Dead Mouse gireranno l’Italia in autunno assieme ai novellati Fine Before You Came, vedranno il proprio disco esposto nelle vetrine giapponesi e probabilmente torneranno a suonare in Francia, terra straniera che li ha accolti meglio della propria: forse perché con questa entusiasmante prova dimostrano quanto possa essere vero l’assunto guevariano, riguardo il suonare duri senza mai rinunciare alla propria tenerezza.

Action Dead Mouse – “Doormats and coasters
(in anteprima esclusiva per Italian Embassy, courtesy of Filippo/ADM)

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