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Che cosa vi ho dato? Tanta musica

Novembre 24, 2011

Cari tutti e tutte,

quando nel recente passato paventavo questo momento presente, ero sicuro mi sarebbe dispiaciuto molto di più di quanto mi dispiaccia ora. Segno che è il momento giusto per dire basta e staccare, prima che il dominio scompaia tra pochi giorni, e non ricordo ormai più quante righe copre questa parte nel form di wordpress elaborato dal sempre ottimo Fulvio Romanin, prima di arrivare alla foto. Poche? Troppe? Clic.

Ma come -qualcuno potrebbe chiedersi- proprio ora che le sorti del quotidiano di Parma al quale ho prestato la mia opera di redattore sono quantomai incerte, intermittenti, volte al brutto, e quindi magari torna il tempo per occuparsi di nuovo seriamente della comunicazione, informazione, promozione riguardo le musiche indipendenti italiane, anche verso utenti esteri? Sì. Non tanto perché io non sia più informato dal succedersi delle cose musicali, anche se ho perso passaggi specie relativi al folto apparato di notizie, territoriali e non, che erano una delle forze di Italian Embassy.

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Fermo pesca obbligatorio, estate’11

Luglio 22, 2011

Cedo provvisoriamente all’assedio che rappresenta, per fortuna, lavorare a un giornale quotidiano. Dedicarsi a Italian Embassy e più in generale alle cose di musica implica un trasporto e  una cura cui ora non posso sottostare. A presto, spero.

WinstonMcNamara, riviera golden

Luglio 20, 2011

Chi l’avrebbe detto che FrancescoPaolo Chielli per tutti Gabbo, già chitarrista e tastierista negli Yuppie Flu, avrebbe realizzato un disco solista in italiano e meritasse la palma virtuale di uscita estiva più empatica del 2011 nel settore? “Amore e iodio” è stato pubblicato da 24, la collana digitale di 42 Records.

Dieci tracce geolocalizzate che -come a suo tempo “Riviera” dei Fitness Pump- offrono un’altra prospettiva dall’Adriatico già tondelliano, fatta di lavoro nei mesi caldi, flusso di coscienza inarrestabile in tempo reale, piccole e grandi verità in un bagno indierock ora acido e 90s ora leggermente psichedelico e moderatamente elettronico.

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Capitan Love, sublime bric-à-brac

Luglio 11, 2011

“I’m not a fat clown” canta Raniero Spinelli in A catarthic song, a stridere col suo passato di Erotics (“Fat clown” era una delle cinque canzoni del bel debutto in stile bluriano assieme a Gigi Patruno). Ora il pop-autore udinese, dopo troppi anni di silenzio, plasma con l’autoironico titolo “The wasted years of Capitan Love” una release più lunga, che ha i crismi del buon gusto. Per di più in free download.

Il volo del maggiore Tom ispira il funk bianco virato discomusic della titletrack, con Electric Light Orchestra e Scissors Sisters a osservare benevoli, il duetto lui-lei nello spazio è nella storia di questo album, con tutta la mercanzia bric à brac degli Architecture In Helsinki stipata a riuscire invero congruente. Blow into the sky over ritmo per l’headbanging fregandosene dell’esile e nasale voce del Capitano, vince un songwriting -valido sotto qualsiasi forma si porga, anche quelle non contenute nel disco- di coretti e luminarie acconce, montate per Natale e dimenticate per tutto l’anno sui viali, che ogni tanto impazziscono.

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Welcome Back Sailors, “Yes/Sun”

Luglio 7, 2011

Novità in casa We Were Never Being Boring Collective: i Welcome Back Sailors pubblicano il loro disco su lunga distanza, “Yes/Sun”. Uscirà a metà del mese, e porterà ai massimi livelli tutto lo spleen post-balearico del duo reggiano, inserito a pieno titolo in un contesto internazionale.

Nell’attesa di possedere tutte le canzoni, questi sono i primi due brani estratti quali singoli in free download. Welcome Back Sailors suonano venerdì 8 luglio ai giardini ducali di Modena per “Pop Dreams” all’interno del progetto Ant Work, assieme a Crimea X e Husband.

A FORTUNE TELLER SONG by headphonesman
HERO by headphonesman

Arnoux,les choses si fanno serious

Luglio 4, 2011

Fabio Arnosti e i suoi collaboratori, Enrico Berto in primis, si concedono con parsimonia. Ma quando lo fanno, vengono via quattro canzoni degne per costruzione, intelligenza, leggerezza, fantasia. “The magic of l’amour” di Arnoux è in free download, spinto da Knifeville e Megaphone, due realtà del pordenonese.

Animal beat / Earth heat è downtempo da alba prealpina, le liriche (in serbo?) di Andrea Pilia per Palia udvar riscattano la forma canzone in via di liquefazione, ottimi i contrappunti; più spiccatamente indie è Things are getting serious, dal ritmo serrato e claustrofobico a stemperare nel bene dei Postal Service. Indimenticati perché indimenticabili. Infine Twinkling rebel soul a ondeggiare in altalena come avesse tutti gli strumenti che sostituisce. Bello assai, ma sono “solo” quattro canzoni!

Arnoux – “Things are getting serious

Esdem, scusate il ritardo

Luglio 1, 2011

Disagio is not a crime. E non è detto che nel malessere si voglia fruire di carrucole sonore atte a farne uscire: “A latex society” dei marchigiani Esdem (edito ora da ColdNoiseRecords) prosegue il viaggio nell’angoscia sintetica e isolazionista di “You can’t talk about indie-rock” (2008) rassicurando sull’elevato livello performativo e sulla credibilità del guscio che i musicisti riescono a creare attorno all’ascoltatore.

Composto in due ambienti spaziotemporali diversi, ma incredibilmente coeso al suo interno, l’album è stato registrato e mixato da Giulio Favero e Giovanni Ferliga, masterizzato da Giovanni Versari: ogni traccia mantiene una propria fisionomia al cospetto del tutto, sia il falsetto Mercury Rev in soluzione Air di My tears con piccoli rumori, oppure le serrate ritmiche urbane e il basso storto di Doctor, pare di sentire i Kill The Vultures in afasia chitarristica e frasale. Read more

Faula Project, no failure indeed

Giugno 29, 2011

Dopo il disco d’esordio inciso per la label casalinga Arab Sheep, Faula Project (il produttore udinese Marco Lirussi) ha mosso verso Berlino dove nel tempo, tra sporadici dj set e sessioni di registrazione, ha partorito quattro tracce elettroniche che ora trovano forma in questo lavoretto dal titolo “The great Italian failure”, da cui spunta la bandierina tricolore dell’emigrante.

Balla deriva da certa IDM quadrata e “ottanta”, che previene la tamarrata in quanto il groove non va a scapito dello stile; Middle ages elegante e possente, ma arriva al dunque solo avvicinandosi al ritornello ladytronico in battuta, mentre Boys sarebbe, e forse è, una bombetta da club già dalla frase incisa, ma pur essendo dritta e in crescendo va a sbattere contro le velleità (sic) della calligrafia -leggi: urge remix- senza che l’effetto Motor-daftpunkiano ne sia inficiato.

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Francesca Lago, down by the water

Giugno 27, 2011

Non c’è solo Mina a mandare perle dal buen retiro helvetico. L’aggraziata Francesca Lago si è rifatta una seconda vita musicale con l’uscita di “The unicorn”, che ne ha rivelato la filigrana d’autrice efficace e interprete sobria, e tanta concretezza del savoir faire si ritrova anche nel nuovo disco “Siberian dream map” per l’etichetta ticinese On The Camper.

Il rock ritorna nei tamburi di On my way back from the Moon, nel rumore inquieto e belga di Slapstick e nelle corde di Leech, l’incanto della voce emerge in tutta la sua forza quando è chiamato a dirigere la canzone come in Do you know where to go (la Isobel di Mark Lanegan, il suo screaming tree è il greve e perfetto violoncello di Zeno Gabaglio), in Bring the noise o in Raised by the aliens, dove si allarga e distende a fisarmonica.

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Marti, dativo marziale di attore

Giugno 24, 2011

La prima cosa che salta all’orecchio riguardo “Better mistakes”, l’album del ritorno per Marti registrato agli studi Wisseloord di Amsterdam e prodotto da FOD Records, è la ricchezza immane di arrangiamenti. Un brano come The price we pay che già fu rilasciato in Rete -anche in italiano, Per pochi attimi con il testo di Francesco Bianconi- dice subito che qua non si scherza.

In “Better mistakes” la pronuncia aromatica di Andrea Bruschi si accompagna a una scrittura essenziale, generata da un avvicinamento ulteriore a Scott Walker e alla calibratura della passione per i Tindersticks, ma in molti passaggi –una su tutte, il bollire della titletrack- si viene a perdere un attaccamento morale, bowieano al rock che non era posticcio. Read more

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